Dida, che stecca Il Milan soffre Rimediano Gila e Oddo

Un’uscita sbagliata del portiere lancia il Chievo. Sfida in salita, ma i rossoneri recuperano. Chiude Seedorf

Milano - La striscia del Milan continua. Tra alti e bassi, come conviene a chi non ha il tigre nel motore, come l’Inter cioè. La striscia continua con un successo, largo nel risultato, meno nello score effettivo, che non racconta delle magie di Ronaldo ma depone a suo favore in vista del derby. Anche se il brasiliano non finisce nel tabellino dei marcatori: c’è tempo per fare gol a San Siro, in rossonero. Le sue giocate divertono ed eccitano, di fatto contribuiscono a inchiodare il 2 a 1 trascinato fino alla punizione di Seedorf del 3 a 1.
Con don Mazzi in curva e il silenzio-assenso degli ultrà, sembra di assistere a una sfida a porte chiuse nella quale la partenza di Ronaldo regala rare emozioni a San Siro. Prima in gol (annullato ingiustamente dall’assistente Papi) poi serve un assist doc (a Gilardino che spreca ignobilmente): il Fenomeno è l’unica consolazione del Milan che pena anche tatticamente contro il Chievo. Se poi per caso Dida sforna una frittata coi fiocchi spalancando la porta a Pellissier, la strada diventa ancora più impervia, parzialmente addolcita dal sigillo di Gilardino (dopo stoccata di Kakà mal tenuta da Squizzi) prima dell’intervallo. Ancelotti, nel frattempo, corregge lo schieramento classico in un 4-4-2 per evitarsi le sofferenze sui lati che sono la specialità riconosciuta di Del Neri (lingua biforcuta e perciò espulso nella prima frazione da un autorevole arbitro).
Con il miglior Ronaldo possibile (di questi tempi, naturalmente), il Milan può anche provare e riuscire a vincere una sfida in apparenza semplice per lo spessore del rivale e invece diventata una montagna da scalare a causa della paperissima di Dida. Il Fenomeno, in attesa del derby, si scalda e si diverte, cerca a volte anche il numero a effetto come un cucchiaio seguito a un contropiede feroce a metà della seconda frazione ma il pubblico gli perdona tutto. Ogni volta che tocca la palla è una perla di bellezza. Se non riesce a disimpegnarsi da solo dinanzi alla porta del Chievo provvede, in un fazzoletto di erba, a uscire vivo, palla al piede, da un capannello di avversari per servire la palla che Oddo trasforma in un «tracciante» per l’angolo lontano dopo appena 10 minuti della ripresa. A quel punto bisogna solo chiudere il portone di casa nonostante il batticuore provocato dalle altre uscite di Dida a caccia di farfalle per la sua collezione personale e aspettare che Seedorf, intervenuto a cose fatte, su punizione, metta il fiocco su una serata apparsa non sotto presagi favorevoli. A rivedere in tv una incursione di Ronie in area gialla c’è anche il sospetto di un mini rigore ignorato.
La conclusione è sempre la stessa anche se scontata: peccato che mercoledì notte non possa partecipare alla Champions. Gilardino non riesce a ritagliarsi una prova convincente, golletto a parte. Sarebbe una gran bella garanzia per Ancelotti e i milanisti chiamati a saltare l’ostacolo scozzese. Ma ora a molti vengono i brividi pensando a quel che combina Dida. Il Celtic non è il Chievo e di testa può di sicuro procurare altri danni. Si salvi chi può, è il caso di chiosare.