Dida e Buffon, la crisi dei numeri uno

Il Milan fa coraggio al brasiliano: contratto fino al 2007. L’azzurro tornerà solo a gennaio

Filippo Grassia

Il Milan non è più lo squadrone di qualche tempo fa. Ma non sarebbe fuori dal giro scudetto, come ha ammesso Silvio Berlusconi, se il suo portierone Silva Nelson Dida, 32 anni compiuti a luglio, non continuasse a macchiare la sua tribolata stagione con una serie di sconcertanti papere. Nell’ultimo derby ha regalato il secondo e il terzo gol all’Inter, inutile fare distinguo: in un caso si è tuffato in ritardo sulla punizione di Adriano consentendo a Martins il facile tap-in; nell’altro ha lasciato scorrere un innocuo cross all’altezza dell’area piccola, esaltando l’incornata vincente del solito Adriano. In altri tempi avrebbe abbrancato entrambi i palloni. Clamoroso l’infortunio sulla terza rete interista, giunta in pieno recupero: gli sarebbe bastato fare due passi per evitare ogni pericolo. E pensare che è alto 195 centimetri. Nell’ultima gara di Champions League si era fatto infilare alla stessa maniera da una zuccata del danese Poulsen all’altezza dell’area piccola.
Sarà un caso, ma il rendimento di Dida è calato dopo essere stato colpito sulla spalla nel derby di ritorno di Champions League. Nella finale di Istanbul aveva lasciato alquanto a desiderare, specie in occasione del secondo gol del Liverpool: quella sciabolata da fuori area era alla sua portata, in una intervista di mezza estate ebbe occasione di sottolinearlo il suo compagno Gattuso. E allora? Il numero uno brasiliano pare essere tornato quello che si fece infinocchiare a Leeds da un innocuo tiro da distanza siderale che condizionò l’avventura rossonera di Zaccheroni. Niente a che vedere con quel Dida para-tutto, ma proprio tutto, che aveva firmato la vittoria ai rigori nella finale di Champions League con la Juventus del 28 maggio 2003. E della sua minore reattività s’è accorto anche il ct Parreira.
A dispetto di questo prolungato malessere, il Milan ha deciso di allungargli il contratto, in scadenza nel giugno 2007, con felicissima mossa sul piano psicologico. «E comunque – ha dichiarato Galliani per mettere il lucchetto alle voci su un presunto interessamento a Toldo – siamo a posto con Kalac, che è il portiere della nazionale australiana». Si acuisce, intanto, il rimpianto per aver ceduto in prestito Abbiati alla Juventus, che è così soddisfatta del suo rendimento da aver proposto al club rossonero uno scambio alla pari con Zebina.
A proposito di Juventus. Buffon ha rimandato all’anticipo con il Palermo, in calendario sabato 7 gennaio, il debutto in campionato. Il rientro a Firenze in coppa Italia non era stato fortunato. In quell’occasione il portiere aveva detto: «Non sono ancora a posto a livello mentale, è come se non giocassi da 7 mesi, meglio che continui ad allenarmi. E poi c’è Abbiati a sostituirmi, uno fortissimo». Nel suo curriculum figura un altro periodo delicato. Al debutto in maglia bianconera fece alcune figure barbine e complicò la vita a Madama, per sua fortuna reagì da campione.
Ma tutti i grandi portieri hanno vissuto momenti delicati. Ricordate Zoff all’epoca del Mondiale svoltosi nel 1978 in Argentina? Il capitano della nazionale avrebbe giocato ancora per anni, ma allora fu accusato di non vederci bene per aver subito tre gol (due dall’Olanda e uno dal Brasile) da trequarti campo. A Italia ’90 Zenga si prese le colpe della mancata qualificazione azzurra alla finale per aver subito un gol evitabilissimo di Caniggia: bastava uscire di porta o intendersi meglio con i compagni. E cosa dire di Giuliano Sarti in occasione della paperissima di Mantova? Gli errori dei portieri sono indimenticabili anche se poi fanno rima con quelli dei compagni di squadra. Quanti si ricordano, per esempio, del gol mancato da Vieri contro la Corea che aveva appena pareggiato nel mondiale nippo-coreano? A una manciata di secondi dal novantesimo, Bobone mancò la porta da un metro, ma non subì processi sommari. Se invece avesse sbagliato Buffon...