Dida e Milan a processo La farsa arriva all’Uefa

Sulla decisione ha pesato l’atteggiamento del portiere che non si è ancora scusato per la sceneggiata al Celtic Park

Dida e Milan a processo, davanti al tribunale dell’Uefa. Per volontà esplicita della televisione, il grande accusatore del portiere milanista uscito malconcio dalla notte del Celtic Park, papera tecnica e sceneggiata finale. La notizia arriva da Nyon, quartier generale dell’Uefa, nel pomeriggio di ieri, e procura qualche intolleranza cutanea in via Turati dopo che il 5 a 1 di domenica notte sulla Lazio aveva invece avuto effetti balsamici su umori e classifica. Il ritorno a Milano sull’aereo personale di Silvio Berlusconi, con l’abbraccio del presidente riservato ad Alberto Gilardino (applaudito a scena aperta da tutto lo spogliatoio a fine gara) e l’incoraggiamento al portiere Dida e le parole di Adriano Galliani, «speriamo sia la vittoria della svolta in campionato», sono state scavalcate a sinistra dall’annuncio. «Stiamo preparando la memoria difensiva» la chiosa del vice Berlusconi, subito al lavoro con avvocati ed esperti, fra questi Umberto Gandini, il ministro degli esteri del club. Scontato il provvedimento nei confronti del portiere, a sorpresa quello che chiama in causa il Milan, che in verità si è subito dissociato dal proprio tesserato, e un minuto dopo il fischio dell’arbitro ha esposto in pubblico la propria linea, nessun reclamo, neanche la segnalazione per la presenza in campo di un tifoso scozzese.
Altra obiezione scontata: come poteva il medico assumersi la responsabilità di tenere in campo un giocatore che accusa giramenti di testa? I provvedimenti di Nyon risultano aperti in forza dell’articolo 5, paragrafo 1, del regolamento di disciplina secondo cui i tesserati sono tenuti a comportarsi «secondo principi di lealtà, integrità, sportività». Di sicuro il portiere brasiliano non può cavarsela con una scrollatina di spalle, come ha fatto in questi giorni dinanzi alle richieste (sacrosante) di un chiarimento, una frase che riparasse allo sbrego di Glasgow. Già, il signor Dida è stato abituato dalla comunicazione milanista a sentirsi un tesserato senza doveri, bandite le interviste. Finché c’è in ballo una papera o un contratto da rinnovare, fatti suoi. Ma quando c’è da difendere l’onore del Milan, no, il signor Dida non può far finta di niente. Avrebbe dovuto presentarsi il giorno dopo davanti a taccuini e telecamere e declamare le proprie scuse. Non l’ha fatto. A Nyon questo comportamento ha avuto il suo peso: è sembrato un atto di arroganza intollerabile. Adesso rischia, nonostante al Milan siano convinti che un’eventuale squalifica punirebbe il club, incolpevole, più che il portiere brasiliano. I referti di arbitro e delegato Uefa hanno escluso la simulazione: anche loro, come i dirigenti del Milan, han preso atto della sceneggiata solo dalla tv.
Battute a parte (chi l’ha detto che un paio di giornate di squalifica di Dida sono un colpo basso per il Milan in Champions?), lo scenario è questo. E qualunque cosa accada a Nyon non ci saranno ricorsi al calcio-mercato. Peruzzi, o peggio ancora Pagliuca, possono dedicarsi alla pesca.