Dida e Rui Costa tormenti del Milan Inter rischiatutto

Ecco la Champions: rossoneri, detentori, alle prese col Benfica e il problema del portiere carioca. Moratti vuole vincere

Scusate l’insistenza, ma domani in tutta Europa comincia un altro campionato di calcio. Che ha dimensioni economiche e tecniche gigantesche. Si chiama Champions league ed è diventato l’appuntamento fisso di mezza settimana per le grandi armate continentali: televisioni, sponsor, ct, e naturalmente tifosi eccitati da nuove speranze e intatte ambizioni sono concentratissimi sulla sua inaugurazione. Questa è la coppa del Milan, per eccellenza. Sette il numerino magico della collezione rossonera, suo il trionfo più recente, sul monte sacro allo sport olimpico, lo stadio di Atene, al cospetto del Liverpool; Inzaghi il bomber passato dalla semplice cronaca alla storia. Allora si ricomincia, domani sera. E per le quattro sorelle d’Italia non si tratta di sicuro di una partenza spensierata.

Tutt’altro. Non solo perché l’appuntamento di San Siro sembra evocare oltre che la canzone di Lucio Dalla, le scene di un duello antico e suggestivo. Non c’è naturalmente quel panterone di Eusebio ma uno dei suoi più rispettati eredi, col numero 10 sulle spalle, Manuel Rui Costa (magnifico il gol di sabato sera), passato da Milanello sul finire di una carriera piena di luci e di ombre (all’arrivo a Malpensa ha minacciato: «Loro sono i più forti del mondo, ma non sono imbattibili»), ingigantite da Kakà. Ecco un protagonista della passata edizione, capo-cannoniere, premiato dall’Uefa a Montecarlo: da solo, trascinò i suoi alla finale, è il tesoro del Milan, capo-cannoniere pur giocando defilato. Senza di lui stenti e pareggi malinconici, con lui gol e prodezze in sequenza.

«Io sono testardo e finché ci sarò io, Dida sarà titolare», la frase di Ancelotti non è una dichiarazione di fede religiosa ma un editto fatto apposta per troncare ogni dibattito superfluo. Non c’è, nella rosa rossonera, un altro portiere da schierare al suo posto. L’unica è scommettere sull’alternanza di Dida, papere in campionato, prodigi in Champions, come nella finale di Atene su Gerrard e compagnia. Non come a Montecarlo contro il Siviglia, naturalmente. Con Kakà tornano tutti gli altri, di ritorno dalla Grecia. E cioè Oddo e Pirlo, più Gattuso, Ambrosini e Jankulovski, questi ultimi due utilizzati nell’ultima mezz’ora a Siena. Domani debutta anche la Lazio di Lotito, contestato anche per certe pittoresche idee sul nuovo stadio. Al Pireo, contro l’Olympiakos, a porte chiuse, c’è da tastare il polso al gruppo che non ha grandi risorse né possibilità di turn-over.

Una delle migliori notizie provenienti dalla Milano neroazzurra riguarda il recupero di Samuel: per una difesa, dimezzata da squalifiche e assottigliata da infortuni, è un puntello decisivo. Specie se bisogna inaugurare il primo passaggio a Istanbul, in Champions, il dichiarato obiettivo di Moratti e dei tifosi della Beneamata, con un reparto da inventare. Peccato, che in forza di questa emergenza, a Mancini sia venuto in mente di “tagliare” Adriano dalla lista Uefa. Gli poteva essere utile, molto utile dopo il riscaldamento col Catania.

Mercoledì è il giorno canonico della Champions riservata, oltre che all’Inter, anche alla Roma chiamata a farci sapere se la Dinamo di Kiev vale più dell’Ucraina piegata dagli azzurri una settimana prima. Capiremo presto se la Champions league lascia il segno oppure no.

Domenica l’altro campionato, quello domestico, ci regala Roma-Juventus: è l’occasione per sapere in modo solenne se il risparmio di energie può diventare l’arma in più a disposizione di Ranieri.

C’è un solo peccato da denunciare al volo. L’idea, strampalata, di Platini, presidente Uefa, di modificare questo grande divertimento. Vuole penalizzare il calcio che conta e premiare quello povero e mal ridotto.