Dieci anni di Del Piero sono troppi per la Roma

Juve-Roma 2 a 0. La solita punizione è decisiva: dal ’98 è l’undicesimo
gol ai giallorossi. Poi chiude Marchionni: dalla curva cori per Ranieri.
Spalletti nei guai. <a href="/a.pic1?ID=303032" target="_blank"><strong>Mourinho fa regali, però alla fine Reggio non sa apprezzare</strong></a>

nostro inviato a Torino

Morso di serpente più che linguaccia del birbante: cos’altro sono i gol di Del Piero? Ieri sera, ancora una volta, ha fatto sentire alla Roma il peso della sua maledizione e alla Juve ha regalato peso e bellezza estetica dei suoi gol. La Juve va, eccome se va. Due gol alla Roma che non sfigurano al confronto dei quattro dell’Inter. La Roma le ha prese da tutti, ormai le sconfitte consecutive sono cinque (Champions compresa), mentre la Juve è alla quarta vittoria consecutiva (Champions compresa). La Juve è tornata tosta, rinata, ha sbagliato perfino troppo, ha ritrovato giocatori come Tiago e Marchionni (determinante il gol). La Roma resta mozzarella. C’entra anche la mano degli allenatori.
Ora la Juve è a quota 18 e nel pomeriggio potrebbe star meglio. La Roma dice addio alla zona Champions. Ora attenta alle spalle e ai gol di Del Piero. La lunga collana delle reti del capitano juventino alla Roma è cominciata esattamente dieci anni fa (8 febbraio 1998): undici reti, nove delle quali realizzate a Torino. Per la Roma più di una stregoneria. E ieri sera il capitano doveva sentirsela dentro: ha cominciato subito ad inquadrare la porta. Ci ha provato con una delizia stile Real, poi si è mangiato la conclusione in una delle più belle azioni juventine e deve aver sentito un bel rimorso di coscienza per l’occasione buttata. Allora ha provveduto con la specialità della casa: l’anno passato aveva inchiodato la Roma con una punizione all’incrocio dei pali, quest’anno ha ripetuto la meraviglia tirando, però, all’incrocio opposto. Finezza da campione furbo. Contando sull’ingenuità di Doni, partito con riflesso tardo. E se avesse avuto un briciolo di miglior concentrazione, Del Piero avrebbe segnato subito anche il 12º. In quel momento la Roma era come un pugile groggy, sulla sua destra accusava di tutto e di più, perfino le incursioni di Molinaro che, dopo aver sofferto gli scatti di Taddei, si è preso qualche rivincita.
Ma l’inizio a carburazione lenta è stato marchio di fabbrica della Juve di ieri. Schierata con Tiago e Sissoko in mezzo al campo, con Legrottaglie nel pacchetto di difesa, ha rischiato di prendere tre reti in venti minuti: Manninger ha messo del suo nella parte del dormiente, Taddei ha sfondato a destra, il centrocampo romanista ha tenuto palla finchè la Juve non ha giocato con più aggressività. Taddei ha inviato in area un pallone velenoso finito sul palo, Julio Baptista ha creato scompiglio con un colpo di tacco, eppoi s’è mangiato una radiosa occasione per la testa sua. Nel frattempo la Juve ha alzato i ritmi, trovato belle azioni ad un tocco (nel rugby direbbero alla mano), cosa rara da vedersi nelle nostre partite, che ne hanno risvegliato voglie, determinazione e capacità di far male. Del Piero ha fatto il suo, Nedved e Marchionni lo hanno innescato, Amauri ha provato di tutto (nella ripresa anche una spettacolare rovesciata) ma non era sera. Chiellini ha trovato sveglio Doni davanti ad un colpo di testa che chiamava il gol. Insomma la Juve, dalla metà del primo tempo, ha cominciato a mandare il motore a pieni giri, la Roma si è fatta piccola. La rete di Marchionni (ancora Nedved e Del Piero a ispirare), ad inizio ripresa, ha confermato tendenza e sensazioni. Tiago ha dimostrato più grinta e miglior inserimento. La Juve si è divertita, la Roma inabissata, e lo stadio ha santificato la festa con cori anche per Ranieri.