Dieci arresti, 189 persone denunciate, migliaia di filmati sequestrati. Due poliziotti si erano «abbonati» al circuito dei maniaci sessuali di internet Si scambiavano i bimbi ideali da violentare Partito da Catania un blitz internazionale contro i pedof

Un insospettabile imprenditore è stato ammanettato mentre viaggiava nella galleria degli orrori in rete

Mariateresa Conti

da Catania

Gli orrori sono quelli di sempre: bambini piccoli di tre, quattro anni, sottoposti ad abusi e sevizie di ogni tipo. Filmati amatoriali, ritengono gli inquirenti, di violenze perpetrate in quello che per un bimbo dovrebbe essere l'ambiente più sicuro, il nido familiare. Ma c'è anche un elemento choc, che rende, se è possibile, ancora più terribile l'orrore: tra i filmati - ed è la prima volte che accade - ne sono stati trovati alcuni di violenze virtuali. O meglio, di violenze vere su bambini diversi ricomposte virtualmente per soddisfare le fantasie del pedofilo di turno, i connotati delle vittime «ritoccati» a seconda del capriccio. Un abisso di orrore, conferma chi ha visto quelle immagini definite «terrificanti». Un abisso di orrore cui la Procura di Catania ha posto fine con una maxioperazione messa a segno con le polizie di mezza Europa che ha portato all'arresto di una decina di persone - due in Italia, un piccolo imprenditore di Catania di 48 anni e un uomo di 36 anni di Genova, colti praticamente in flagrante - e all'indagine su ben 189 soggetti, quasi tutti incensurati, i fruitori, in rete, di questo materiale.
Non ha precedenti l'operazione Callidus, il blitz contro la pedopornografia su internet partito da Catania ma esteso, come si diceva, a mezza Europa. «È la prima operazione - ha sottolineato il procuratore aggiunto di Catania Giuseppe Gennaro - contro la pedopornografia on line europea che vede agire in contemporanea forze di Polizia di diversi Paesi». L'operazione si inserisce infatti nel progetto Cospol, in cui lavorano insieme Italia, Svezia, Gran Bretagna, Danimarca, Irlanda, Francia, Olanda, Malta, Norvegia e Polonia, in collaborazione con Europol e Interpol. Sconvolgenti anche le cifre: in totale, solo nelle 19 città italiane toccate dall'indagine, sono stati sequestrati 40 computer, 5.883 Cd rom, 2616 Dvd. Quasi duecento, inoltre, i soggetti coinvolti in questo traffico, tutte persone in apparenza al di sopra di ogni sospetto, per lo più incensurate.
Fondamentale il ruolo di alcuni agenti della Polizia postale di Catania, che si sono infiltrati in rete fingendosi pedofili per risalire poi alla reale identità dei nickname utilizzati. Relativamente semplice il meccanismo. Lo scambio di materiale avveniva in file sharing, nelle zone virtuali di Internet condivise. La comunità chiedeva ai nuovi utenti la condivisione di «materiale nuovo» quindi, una volta accertata la buona fede, ai nuovi adepti veniva fornita una password per l'accesso libero e gratuito.
Due gli arrestati in Italia. Si tratta di un piccolo imprenditore catanese di 48 anni, sorpreso dalla polizia proprio mentre stava scambiando filmati pedopornografici in rete. L'uomo aveva archiviato i dvd in base all'età delle piccole vittime. L'altro arresto è stato messo a segno a Genova. In manette è finito un uomo di 36 anni, sposato e incensurato, che utilizzava per i collegamenti il computer del suo ufficio, una ditta commerciale con sede nel centro del capoluogo ligure. Titolare della piccola impresa, il padre, risultato completamente estraneo al traffico. L'uomo arrestato, inizialmente, ha negato, poi ha detto che sì, i collegamenti erano opera sua, ma solo per curiosità. Una curiosità intensa, visto che erano circa duemila i file conservati, alcuni addirittura in immagini di tipo «Manga» le immagini cioè dei cartoni giapponesi. Gli arresti sono stati possibili sulla base della modifica della normativa, varata nel febbraio scorso, che consente di ricorrere alla misura restrittiva della privazione della libertà personale qualora si constati una particolare gravità legata alla detenzione di materiale pedopornografico.
Il blitz è solo un punto di partenza. Gli inquirenti, infatti, vogliono capire dove stanno le piccole vittime, dove si trova il set degli abusi. «Il nostro obiettivo - ha rimarcato il procuratore Gennaro - è identificare il luogo dove sono stati realizzati filmati e foto. Sicuramente - ha aggiunto il magistrato - non in Italia, forse nell'Est Europa».