Dieci colpi di pistola a un ventenne: è in fin di vita

I killer aspettavano il muratore sotto casa della fidanzata. Forse un debito all’origine dell’agguato<br />

Una faccia da bravo ragazzo, un nome che non dice niente ai carabinieri, un lavoro, una vita normale, perfino felice. Difficile, con queste premesse, capire perché abbiano tentato d’ammazzarlo. È stato un agguato crudele, fulmineo imprevedibile: Francesco Cioffi, 22 anni, muratore, scende dall’auto. Un’Opel Astra rossa. A meno di due metri sono appostati i killer: aprono il fuoco in rapidissima successione. Dalle semiautomatiche partono almeno dieci colpi: un proiettile va a segno, trapassa il torace del ventiduenne, tre centrano il portellone posteriore della macchina altri impazziti rimbalzano e vanno a stamparsi contro il muro della casa. È l’una e cinquanta in punto, Francesco Cioffi arriva sotto l’abitazione che divide con la convivente di 19 anni. Siamo a Giussano in via Catalani, 30. I mancati assassini, sono appostati, stando ai militari dell’Arma non hanno la stoffa del sicario di professione. In ogni caso con le armi ci sanno fare. Una sola certezza: vogliono «cancellare» per sempre la vittima. Hanno premuto i grilletti senza badare al sottile, forse perché volevano che la lezione fosse chiara e nessuno del giro potesse dire “non ho capito”. Piove a dirotto, scatta l’allarme, la giovane compagna del muratore afferra il telefono e avverte la centrale operativa dei carabinieri di Seregno. Gli sparatori sono convinti d’aver stroncato per sempre la vita della vittima: salgono sulle auto e battono la ritirata. In via Catalani, una strada scenario ideale per un regolamento di conti, arrivano i ragazzi del capitano Luigi Spenga: Francesco Cioffi è riverso sull’asfalto agonizzante, la sua ragazza sconvolta gli sorregge la testa. Una scena, che gli stessi inquirenti, definiscono straziante. Il sangue è inzuppato dalla pioggia. Prima di perdere coscienza il muratore sussurra poche, ma forse decisive parole nell’orecchio dell’ufficiale. Su quello che ha detto, gli investigatori non lasciano trapelare nulla. Forse si tratta dei nomi dei killer. Se così è, le indagini per arrivare a stringergli le manette ai polsi sono sicuramente in discesa: i carabinieri gli stanno facendo terra bruciata intorno. I volontari del 118 caricano il ventiduenne sull’ambulanza che parte come un razzo verso l’ospedale San Gerardo di Monza. I dottori decidono per un intervento chirurgico: il ferito resta in sala operatoria per sei ore. Le sue condizioni sono gravissime. Ha la vita appesa ad un filo. Se dovesse cavarsela, fanno capire i medici, sarà costretto a passare il resto dei suoi giorni inchiodato su una sedia a rotelle. Ma chi può aver voluto sbarazzarsi del giovanissimo muratore? Si apre il ventaglio delle ipotesi. La meno avventurosa sarebbe quella che Francesco Cioffi, avesse chiesto soldi in prestito. Denaro forse arrivato nelle sue mani da qualche strozzino. E lui ha commesso un tragico errore: credere che gli usurai gli concedessero tempo. Non ha percepito con chi aveva a che fare. Fino all’altra notte, quando con una scarica di piombo, due, forse tre balordi hanno fatto di tutto per spedirlo al Creatore.