Dieci coltellate: gioielliera massacrata dal bandito

L’assassino è un giovane alto circa un metro e 75 con la barba incolta

Claudio Barnini

da Terracina (Lt)

Ancora una rapina a una gioielleria. Ancora una vittima. Ancora un assassino in fuga. Non si è ancora spenta l’eco della condanna a un anno e 18 mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena, di Giuseppe e Rocco Maiocchi, padre e figlio gioiellieri accusati di concorso in omicidio volontario per aver ucciso un ladro montenegrino il 13 aprile 2004, che la cronaca ci riporta drammaticamente alla realtà. Una tragica realtà.
Piera Sari, 76 anni, ormai un simbolo del paese, è stata trovata ieri mattina barbaramente assassinata con dieci coltellate all’interno della gioielleria di famiglia in piazza Municipio, a Terracina. Vittima indifesa di una rapina portata a compimento da un giovane, forse un immigrato dell’Est, del quale c’è anche un identikit: magro, alto circa uno e 75, con la barba incolta, un vestito scuro. Forse ha le ore contate: nella gioielleria c’è infatti una telecamera a circuito chiuso che ha ripreso probabilmente tutta la scena e che è stata immediatamente posta sotto sequestro dagli inquirenti.
La scoperta del delitto è avvenuta alle 10.15, quando la titolare di un negozio vicino con la quale la vittima si incontrava ogni giorno non ha visto Piera Sari. È andata allora alla gioielleria, ha suonato ripetutamente, ma non ha risposto nessuno. A quel punto la donna ha chiamato la figlia della titolare. «Sono le dieci e un quarto - ha detto la negoziante alla figlia dell’amica - e non ho ancora visto Piera: il negozio è aperto ma lei non risponde al campanello della porta. È meglio che vieni a vedere». E, quando entrano, la scena che appare ai loro occhi è straziante: la donna a terra, morta, con il pavimento imbrattato ovunque di sangue. Secondo un primo riscontro dei medici sarebbe stata massacrata con una decina di coltellate. La donna avrebbe ferite anche sulle braccia e sulla schiena, segno che avrebbe tentato un’ultima, disperata difesa, per lo meno di sfuggire al suo assassino.
Il killer si è fatto aprire la cassaforte e ha razziato anche i gioielli che erano esposti in vetrina.
Polizia e carabinieri sono subito intervenuti sul posto, che si trova tra l’altro in pieno centro storico della città. Sono stati istituiti posti di blocco lungo le strade che portano verso Roma, ma dell’uomo nessuna traccia. Oltre alle immagini della telecamera interna, gli inquirenti puntano anche su un’altra immagine dell’assassino. Un gruppo di studenti che si trovava a quell’ora in piazza del Municipio avrebbe infatti scattato alcune foto della zona, e tra queste ci sarebbe anche il malvivente mentre esce dalla gioielleria. Gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano, sono inoltre in possesso del filmato registrato dal sistema di videosorveglianza installato all’esterno del bar accanto alla gioielleria. Le indagini puntano sostanzialmente in due direzioni: l’ambiente dei tossicodipendenti e quello degli extracomunitari.
Pierina, come la chiamavano affettuosamente in paese, era da anni un’istituzione. Tutti la conoscevano, tutti le volevano bene. In segno di lutto il sindaco Stefano Nardi ha deciso di sospendere la campagna elettorale con un giorno di anticipo. «Un mese fa - ha detto il primo cittadino - ho incontrato il comandante dei carabinieri in Prefettura per sollecitare il potenziamento delle forze dell’ordine, soprattutto nel centro storico, proprio dove si affaccia la gioielleria Sari. E questo assassinio dimostra quanto la mia richiesta fosse fondata». «Non ne possiamo più», scrivono in una nota gli orafi di Confcommercio, «basta vivere nella paura. Abbiamo bisogno che lo Stato ci tuteli».