Dieci domande rimaste senza risposta

I punti oscuri nella ricostruzione del governo: dalle vere ragioni dell’intervento di Visco alla promozione alla Corte dei conti di un generale considerato "sleale"

Milano - Dieci domande. Dieci punti non chiariti dal governo nel caso Visco-Speciale. La vicenda ruota attorno a legittimità e motivazioni dell’intervento del viceministro dell’Economia sul comandante generale della Guardia di finanza, nel luglio dello scorso anno, per patrocinare la sostituzione dei vertici delle Fiamme Gialle in Lombardia. Al possibile collegamento di tali avvicendamenti con l’inchiesta su Unipol (avanzato dall’Ansa contestualmente alla rivelazione della notizia il 16 luglio 2006 e smentito da Visco la stessa sera). Alla gestione del caso da parte del governo, con la richiesta di dimissioni a Speciale (non accolta), la conseguente sua rimozione e l’offerta (poi rifiutata) di un posto alla Corte dei conti. Alla rinuncia (temporanea) alla delega sulla Gdf da parte di Visco. Alle spiegazioni fornite mercoledì in Senato dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, a cui sono tornate (temporaneamente) le deleghe.

1) La prima domanda, quella fondamentale: perché il viceministro Vincenzo Visco suggerì (secondo la versione del governo) o cercò di imporre (secondo la versione di Speciale) al comandante generale della Finanza la sostituzione dei quattro ufficiali in Lombardia? Padoa-Schioppa ha parlato di «valutazione negativa» e «inadeguata corrispondenza ai requisiti richiesti» per il generale Forchetti, comandante regionale in Lombardia, ma non risulta che tali supposte controindicazioni fossero state formalmente sollevate da Visco. Quanto al colonnello Lorusso, il viceministro giudicava inopportuna la sua riassegnazione al comando provinciale, avvenuta il 1° giugno del 2006 (aveva ricoperto lo stesso incarico dal 2002 al 2004). Ammesso che tale motivazioni fossero fondate, riguarderebbero solo due dei quattro ufficiali coinvolti. E gli altri due?

2) L’intervento di Visco era non solo legittimo, ma anche «doveroso», ha sostenuto Padoa-Schioppa in Senato. Ma se la sostituzione dei quattro ufficiali era davvero irrinunciabile, perché poi il viceministro vi rinuncia? Perché lascia cadere il problema e per un anno non se ne sa più niente?

3) Gran parte della relazione di Padoa-Schioppa ricostruisce la rottura del rapporto fiduciario tra il governo e Speciale, accusato pubblicamente di «gestione personalistica, sleale e inadeguata». Di qui la rimozione del comandante generale, che avrebbe reso la Guardia di finanza una specie di corpo separato dello Stato, con grave nocumento per le istituzioni. Accusa gravissima. Allora perché non è stato rimosso prima, e lo si è lasciato indisturbato per un anno a capo della Finanza?

4) Rimosso Speciale, come mai non si mette sotto accusa e di conseguenza non si sottopone ad analogo provvedimento tutta la catena di comando di questo supposto «corpo militare separato», da lui arbitrariamente creata?

5) Speciale è stato anche accusato di specifiche violazioni di norme sull’organizzazione e sul personale. Se, come ha sostenuto Padoa-Schioppa, «non aveva rispettato le procedure per i trasferimenti degli ufficiali», perché tale comportamento illegittimo non gli era stata contestato subito, già un anno fa?

6) Perché né il ministro Padoa-Schioppa, né il viceministro Visco, venuti a conoscenza da «altre fonti interne alla Gdf» dei gravi comportamenti attribuiti a Speciale, non hanno ritenuto di informare le autorità competenti perché valutassero i presupposti per l’avvio di un procedimento disciplinare o addirittura giudiziario?

7) In ogni caso, se tali e tante erano le motivazioni per rimuovere Speciale, come mai un militare considerato infedele e inadeguato per la Finanza viene gratificato di un posto alla Corte dei conti? Perché il governo, anziché lasciarlo andare in pensione (ha 65 anni), intende garantirgli per una decina d’anni un incarico presso un organo di rilevanza costituzionale, retribuito circa 120mila euro all’anno?

8) Come si può accusare Speciale di non aver denunciato per tempo le pressioni di Visco, pur ritenendole indebite, visto che il generale lo fa nel novembre 2006 e nel modo più formale, mettendolo a verbale davanti all’avvocato generale Manuela Romei Pasetti e informando correttamente l’autorità giudiziaria?

9) Perché si considera irrilevante il ruolo del presidente della Repubblica, nonostante sia capo delle Forze Armate e abbia firmato il decreto di destituzione di Speciale? Come ha scritto sul Giornale del 4 giugno il costituzionalista Paolo Armaroli, il presidente della Repubblica avrebbe potuto «rinviare al mittente il provvedimento» per «vizi formali o sostanziali».

10) Perché si continua a negare che gli ufficiali coinvolti dai trasferimenti richiesti da Visco siano stati impegnati nell’inchiesta su Unipol? In Senato, Padoa-Schioppa ha sostenuto «una volta per tutte l’estraneità del caso Unipol rispetto a questa vicenda. (...) Sulla vicenda Unipol vi erano due inchieste: una della magistratura romana e una di quella milanese. Le indagini per conto della magistratura romana risulta che fossero condotte dal nucleo speciale di polizia valutaria di Roma. Le indagini per conto della magistratura milanese risulta che fossero condotte dal nucleo speciale di polizia valutaria di Roma che ha una sua articolazione anche a Milano e, solo parzialmente, dal nucleo di polizia tributaria di Milano». In realtà l’inchiesta sulla scalata di Unipol a Bnl a Milano nasce dalle intercettazioni telefoniche compiute dalla Guardia di finanza. Tra le conversazioni, anche quelle tra Consorte e i leader ds Fassino e D’Alema, che i magistrati milanesi hanno chiesto al Parlamento di acquisire in sede processuale.