Dieci furti al «super» ma niente processo

Entrava nel supermercato in piena notte. O all’alba, quando i camion scaricano la merce e il viavai è incessante. Scivolava fra gli scaffali, si accucciava e al momento opportuno arraffava il bottino: in linea generale puntava su macchine fotografiche e apparecchiature elettroniche e disdegnava prosciutti e surgelati. Così per dieci volte, alla fine del 2007. La sequenza dei colpi messi a segno da Andrea Volpe, bandito solitario e temerario, nei superstore Esselunga di Milano è una cartina geografica della città. Viale Papiniano, via Ripamonti, via dei Missaglia, Buccinasco nell’hinterland, via Solari, via Washington. Il finale, invece è beffardo: Volpe è libero, non è mai stato arrestato e nemmeno rinviato a giudizio. Il suo caso è fermo nell’ennesimo rimpallo fra la polizia, che aveva ricostruito la sua carriera criminale, e la magistratura, ancora alla ricerca di informative e fascicoli. «Può sembrare strano - spiega il Pm Roberto Pellicano - ma non è facile mettere insieme, in una situazione di questo genere, i tasselli del mosaico. Non ho difficoltà a fare autocritica e a dire che siamo stati al di sotto dei nostri standard di efficienza». Negli ultimi mesi del 2007 la catena Esselunga subisce diversi colpi che si assomigliano in modo impressionante. Scatta l’operazione, lui però fiuta qualcosa e sospende le "visite": sfuma la possibilità di un arresto in flagranza, i fascicoli vengono consegnati in Procura e lì rimangono in attesa per mesi. L’indagine, a sentire gli agenti, è quasi in dirittura d’arrivo, ma questo non basta per arrivare a una rapida chiusura. Passa un anno e i dossier sono ancora lì. Con tanto di foto e filmati allegati. Volpe, invece, è ancora libero.