Dieci giorni «in apnea» a Ponza

Due acquanauti vivranno in una casa sott’acqua. Obiettivo: rilevare dati sulla resistenza umana

Daniele Petraroli

Dieci giorni da «Snorky». Proprio come nel cartone animato che andava per la maggiore negli anni Novanta in cui questi pseudocugini gialli dei Puffi vivevano nelle profondità degli oceani, due acquanauti abiteranno in una piccola casa in mezzo al mare. Non si tratta di un nuovo sport estremo ma di un serissimo esperimento scientifico. Il progetto, dal nome «Abissi 2005» ideato dall’«Explorer team Pellicano», potrà contare su uno staff medico di eccellenza. Coinvolte, infatti, le università La Sapienza e La Cattolica, l’ospedale San Gallicano, il Policlinico Gemelli, il Sant’Andrea e il Cir (Centro iperbarico romano), tutti della Capitale e l’università La Bicocca di Milano. Obiettivo rilevare nuovi interessanti dati sulla resistenza umana in acqua.
I due sub (scelti dopo una dura selezione Stefania Mensa, 29 anni di Orbetello e Stefano Barbaresi, 37enne romano) vivranno dal 7 al 17 settembre a una profondità di 6/8 metri al largo di Ponza. A loro disposizione una piccola casetta (un quadrato di 15 metri per 15) ammobiliata di tutto punto. Con materiali realizzati appositamente, certo, ma agli acquanauti non mancherà nulla. Un salottino provvisto di divano e sedie, letti per dormire e addirittura una specie di area relax. I due infatti rimarranno sott’acqua 24 ore su 24. A loro disposizione solo una «campana d’aria» che li ospiterà per i pasti, i bisogni fisiologici e, soprattutto, per le visite mediche di routine. «Saranno comunque monitorati giorno e notte - ha spiegato il dottor Corrado Costanzo specialista di medicina iperbarica del Cir -. Verificheremo modificazioni a livello tessutale, cardiaco, polmonare e metabolico. Li sottoporremo anche alla spirometria (il test per valutare la capacità polmonare, ndr). È la prima volta che si tenta di farla sott’acqua».
I principali problemi, in realtà, potrebbero essere di tipo psicologico. «Infatti la selezione si è concentrata in particolar modo su questo aspetto», ha concluso Costanzo. E proprio per questo nella casa saranno presenti bike, tapis-roulant e televisore. Un «trainer» addirittura sottoporrà i due acquanauti ad allenamenti quotidiani mentre saranno sempre presenti due assistenti per intervenire in caso di problemi. Inoltre saranno sempre collegati via radio tra loro e con lo staff che li seguirà dalla superficie.
Emozionati e felici i due sub. Stanno per realizzare il sogno di una vita come ammettono loro stessi. «Non ho mai amato il rumore - le parole di Stefano - e ho sempre preferito stare sott’acqua. Poi vivere in fondo al mare è un sogno che avevo fin da bambino. Il problema maggiore? Credo sia quello di dormire. È praticamente impossibile fare otto ore di sonno consecutive in mare. Diciamo comunque che punterò al dodicesimo giorno per arrivare al decimo». Dello stesso avviso Stefania: «Credo che il momento più difficile sarà la notte. Sto cercando in questi giorni di immaginare le difficoltà che incontreremo per poterle affrontare meglio».
L’intera operazione avrà un costo complessivo di 360mila euro e coinvolge un team di ben 62 persone ma potrà contare su un ritorno mediatico non indifferente. Gli acquanauti saranno ripresi 24 ore al giorno da nove telecamere fisse e da operatori subacquei. «Realizzeremo un documentario globale su questa esperienza - ha spiegato il regista Alessandro Vitale - e altri, “tematici”, più brevi dedicati a ogni branca della ricerca». Inoltre Stefania e Stefano potranno chattare in determinati orari con i curiosi che vorranno seguire la loro impresa sul sito della compagnia telefonica «3», sponsor dell’evento.
Per il momento, però, sono stati posizionati solo i basamenti sul fondo del mare. Casa e «campana d’aria» verranno sistemate solo dopodomani mentre l’ingresso nella casa è previsto per il 7 settembre alle 2 del pomeriggio. Intanto però Pierfranco Bozzi, team manager dell’«Explorer team Pellicano», ha già consegnato le (simboliche) chiavi di casa a Stefania. E chissà che un giorno vivere da «Snorky» non diventi la regola.