Dieci giorni di bugie E ora il branco trema: «Ci siamo pentiti»

Dopo il ritrovamento del corpo i tre si fingevano addolorati e intanto via sms si mettevano d’accordo su cosa dire. Giallo sulla gravidanza, un’amica rivela: «Mi aveva detto di un test risultato negativo»

da Catania

«Siamo pentiti. Profondamente». Lo hanno detto e ripetuto, ieri mattina, i tre giovanissimi assassini di Lorena Cultraro, bulli di una dimenticata periferia dell'entroterra siciliano, diventati mostri quasi per caso.
Martedì notte nella caserma di Niscemi, di fronte ad accuse circostanziate erano crollati. Ieri davanti al gip e con accanto i loro genitori in lacrime hanno nuovamente ricostruito le fasi dell’omicidio, la decisione di ucciderla scritta in un sms, dopo che lei aveva rivelato di essere incinta di uno di loro. Uno ad uno, tutti e tre hanno confermato la versione data ai carabinieri, e il gip del tribunale dei minori di Catania, Lia Castrogiovanni non ha potuto fare altro che spedirli in carcere con l'accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere, subito dopo avere tramutato il fermo in arresto. «Sono pentiti - ripete l'avvocato Franco Spataro al termine dell'udienza di convalida -, solo ora hanno capito di avere ucciso una ragazzina e di avere trascinato nel dramma le loro famiglie. Non c'è movente per il delitto».
Dalle intercettazioni dei messaggini che i tre si erano scambiati il giorno del ritrovamento del cadavere di Lorena emerge il carattere autoritario dell'ex fidanzatino, Domenico di 16 anni: era stato lui a «condannare» a morte Lorena con un sms. Alle 13.02 del 13 aprile Giuseppe chiama Domenico e lo avvisa che «Lorena è stata trovata dentro un pozzo», e l'amico gli risponde di informarsi «se è vero». Dalla conversazione colpisce l'atteggiamento di Domenico, che è alquanto freddo, distaccato e tranquillo di fronte alla notizia. Giuseppe, invece, appare preoccupato. Domenico si mette subito al telefono e chiama Alessandro, il più piccolo del gruppo, e gli dice: «Vieni a casa mia che ti devo dire una cosa». Anche in questo caso emerge il carattere autoritario o meglio prevalente rispetto agli altri due ragazzi.
Il pentimento dei tre giovani arrivato in extremis, solo dinanzi alle accuse degli investigatori, però, stride e non poco con il comportamento avuto dopo il delitto. Tutti e tre dopo avere abusato a turno di Lorena, l'hanno strangolata e buttata in una vasca per la raccolta dell'acqua. Poi sono tornati alla normalità. Per tredici giorni hanno fatto finta che nulla fosse successo. Hanno condotto la solita vita di sempre: mattina a scuola, pomeriggio a scorrazzare coi motorini. Durante tutto questo tempo hanno pure simulato di cercare la loro amica. Valeria, 14 anni e mezzo, ha il piercing al naso e il cellulare con i cuoricini rosa. I tre bulli di Niscemi li conosceva bene. Racconta: «Domenico, il fidanzato di Lorena, è il più carino di tutti e tre - dice - quando lei è svanita nel nulla, più volte gli ho chiesto se sapeva dove fosse finita. Lui però era vago. Una volta mostrando uno strano interesse mi ha anche detto, “ma dove si sarà nascosta Lorena?”. Ho creduto che a lei tenesse ancora. Poi ripeteva “dove si sarà cacciata?”, lasciando intendere che forse era scappata con un uomo grande, un adulto». Ora Valeria non ha dubbi: «Se hanno confessato allora vuol dire che sono stati loro. Per me non sono più persone... Sono cani. Anzi peggio...». Si ferma un attimo e si asciuga una lacrima. Il ricordo torna a Lorena: «Era bella con le mèches. Che fine orribile che ha fatto. Ma tu ci pensi: violentata e strangolata in campagna senza un motivo». Valeria non crede al sospetto che Lorena fosse incinta, malgrado avesse un ritardo di qualche giorno. «Un paio di giorni prima di sparire mi aveva confidato che aveva fatto un test di gravidanza, ma anche che era stato negativo».
Oggi la verità verrà dall'autopsia. Se dunque la minaccia di rivelare tutto sia stata un terribile gioco o se invece in realtà la ragazzina aspettasse davvero un bimbo da uno dei suoi assassini.