Dieci mesi in lista di attesa per avere una carrozzella

Fabrizio Tenerelli

da Bordighera

Dieci mesi. Tanto ha dovuto attendere un invalido di Bordighera, colpito da tre ictus nel giro di pochi anni, nella speranza di ricevere dall’Asl una carrozzella che fosse adeguata alle sue esigenze. Alla fine, ha fatto prima ad acquistarla a proprie spese, ottenendo dall’azienda sanitaria imperiese soltanto un parziale rimborso. Questa è la triste vicenda di malasanità che vede come protagonista Guido Marchetti, 61 anni, un casellante in pensione dell’Autofiori, costretto a vivere su una sedia a rotelle per le conseguenze di una grave ischemia cerebrale che lo ha colpito una prima volta nel 2000, paralizzandogli la parte sinistra del corpo e altre due nel 2004, anno in cui gli è stato compromesso pure l'uso della parte destra. Ed è stato proprio a febbraio di quest’anno che, visto l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, la fisioterapista gli ha consigliato di cambiare mezzo di locomozione. Sbrigate tutte le pratiche che la burocrazia impone - visite mediche, domande, autorizzazioni e via dicendo - finalmente è arrivata la tanto sospirata carrozzella. Siamo appena all’inizio di aprile. Tutto bene, se non fosse che l’apparecchio non corrisponde proprio alle sue necessità. Guido, infatti, avendo problemi ad entrambe le parti del corpo, non può utilizzare quello schienale. Anche la pedana non è adeguata. Teniamo, inoltre, presente che Guido trascorre sulla carrozzella almeno il novanta per cento della sua giornata e un minimo di comodità, in questi casi, è quasi d’obbligo. Parte così la lunga odissea: uno scambio di corrispondenze telefoniche ed epistolari con l’Asl e la vana speranza di avere una carrozzella sostitutiva. Alla fine, dicevamo, l’ha dovuto comprare pagandola di tasca propria. Costo: duemila e rotti euro, di cui l’Asl gli ha rimborsato circa un terzo della spesa ovvero il valore della precedente sedia a rotelle che è stata ritirata. Questo il magro regalo di Natale che Guido si è concesso per il 2005.
«Il problema non riguarda tanto la spesa che ho dovuto sostenere ­ spiega Guido ­ , ma piuttosto l’arroganza e il menefreghismo con cui sono stato trattato. Non da tutti, per fortuna, ma da molti. A questo punto mi domando se il contributo per una spesa sanitaria va a simpatia oppure se esiste una regola ben precisa. Proprio in questi giorni ho scritto all’Asl, perché mi piacerebbe ricevere una risposta. Tagliano tutto l’anno le spese e a fine esercizio, i vari dirigenti si dividono i premi di produzione per aver risparmiato. Vorrei dire a queste persone che non sempre la spesa per un paziente è uno spreco. Spesso bastano pochi euro, dico veramente pochi, per migliorare o letteralmente stravolgere la qualità di vita di una persona che soffre, non per colpa sua, ma del tragico destino».