Dieci minuti da «sardina» per capire la società moderna

Furti in aumento e pochi controlli sui mezzi Amt

Paola Balsomini

Il viaggio inizia alle 11 del mattino. Pochi chilometri ma il caldo torrido di questi giorni non ti invoglia certamente ai classici due passi tutta salute. Così per il breve percorso da Albaro a corso Buenos Aires la soluzione migliore rimane sempre quella dell’autobus. Del resto, viene da pensare c’è l’imbarazzo della scelta: 15, 41 o 42. La speranza è quella di arrivare al massimo in un quarto d’ora. Invece il tempo di attesa è sicuramente più lungo del percorso. Perchè all’Amt funziona così: tre autobus uno dietro l’altro e se li perdi sei fregato. Comunque la rassegnazione è la prima virtù. Poi alla fine, sotto un sole cocente riesci a scrutare all’orizzonte una macchia arancione in avvicinamento. Tutti in vacanza? Città semideserta? Nemmeno per sogno. L’autobus è già stracolmo, gente che spinge e che con una buona dose di maleducazione cerca di prevaricare sul suo simile.
Ma questo accadeva anche anni fa, quando andavo a scuola e quando, forse, la società in cui vivevi era migliore.
Perchè adesso non ti stupisci più se su un mezzo pubblico vedi gente che dorme e che si siede per terra. E’ quello che è accaduto a me ieri mattina, racconto fotocopia di tante altre giornate. Già, i tempi sono davvero cambiati, e ti accorgi che un viaggio di dieci minuti su un mezzo pubblico rispecchia esattamente la società attuale. E il primo aggettivo che balza ala mente è «variegata». Nulla di male, per carità. Ma ognuno ha i suoi usi e costumi. Alcuni ingombranti, soprattutto per un luogo affollato e con la temperatura media di trenta gradi.
Così deve esserci posto e spazio per tutti, magari spingendo o cercando di surclassare con le buone o con le cattive chi ti sta intorno.
L’impressione, in verità, è che la situazione sia notevolmente precipitata negli ultimi anni. Giusto martedì sono stata «costretta» a prendere due autobus. Risultato: due donne borseggiate in meno di dieci minuti da due coppie di stranieri, tutti sotto i diciotto anni. Della serie: «Se mi beccano non mi possono fare niente». Ma che mondo è questo? E’ la prima domanda che sorge spontanea. Purtroppo credo che la soluzione sia praticamente obbligata: in questo modo la gente perbene sarà costretta ad usare sempre meno i mezzi pubblici, adeguandosi a motorini e al traffico quotidiano. Gli «altri» invece prenderanno un mezzo dell’Amt. Gli «altri» sono anche gli stessi che da buona o pessima abitudine non pagano il biglietto. Con un vortice che rischia di risucchiare l’azienda pubblica di trasporti. Da oggi un altro viaggio e una sola speranza: arrivare prima possibile a destinazione.