Dieci piccoli indiani al Tenco

Paola Setti

Quando anche Gino Paoli ha dato forfait, bloccato dall’influenza, si son detti peccato e pazienza. Peccato perché a lui era stato demandato il compito di omaggiare l’amico da poco scomparso Sergio Endrigo, pazienza perché ci sarebbe stato più spazio per gli altri partecipanti e il Premio Tenco sarebbe stato unico anche nel suo trentesimo compleanno. Solo che è una brutta stagione questa e non è passato giorno senza che la rassegna della canzone d’autore che ha preso il via l’altra sera al Teatro Ariston di Sanremo non abbia registrato una defezione. Il giorno prima era stato Enzo Jannacci a beccarsi una polmonite che lo ha spedito persino all’ospedale, con tanti rammaricati saluti alla targa del «Disco in dialetto» che avrebbe dovuto ritirare. Due giorni dopo Samulele Bersani ha rovinato la festa all’ultimo minuto, comunicando che la serata inaugurale «Tuttinsieme» avrebbe visto sul palco tutti insieme tranne uno, lui. Seguito, a pochi minuti di distanza, da John Cale: il fondatore con Lou Reed dei Velvet Underground, da Los Angeles ha comunicato di essere stato colpito da un disturbo virale che gli impedisce ogni trasferimento e che lo ha obbligato a sottoporsi a intense cure di antibiotici, somministrate da tre diversi medici.
E così, visto che Cale avrebbe dovuto ritirare la targa per gli stranieri e visto che anche Francesco De Gregori ha detto grazie per il Miglior album ma io non ci sarò, al Teatro a farsi premiare son rimasti soltanto Cheb Khaled e Paolo Conte. Augurando ai malati una pronta guarigione e agli altri riservando l’auspicio che vogliano farsi vivi l’anno prossimo, anche se non sarà più lo stesso.