Dieci regole d’oro per fare i gentlemen

Gli uomini di classe sono scomparsi? Per il "Times" hanno solo cambiato abitudini. I consigli per il bon ton maschile: flirtare con le donne, amare l'ambiente, essere buoni padri, non abusare del BlackBerry e... onestà

Dopo aver sconfitto gli hooligans adesso gli inglesi vanno all’inseguimento dei gentlemen. Scrive il Times, tra mille cose, che non ci sono più i gentiluomini di una volta ed elenca i dieci comandamenti che i contemporanei dovrebbero rispettare. Roba tipica made in England, dove la forma supera la sostanza, dove l’ombrello ha sostituito il bastone ma resiste la frusta in tutti i suoi utilizzi, vedi alla voce Mosley e gentlewomen. Dieci regole per ripristinare antiche abitudini e posture, smarrite nel tempo, travolte da Youtube, smentite dalle gaffe della Windsor’s family, ridotte ai minimi termini dalle storie di Downing street.

Ma tutto il mondo non è Inghilterra, per fortuna o purtroppo. Anche nel nostro bellissimo Paese il gentiluomo è in via di estinzione, le eventuali distinzioni tra ladies and gentlemen si possono verificare o in caso di annuncio e presentazione oppure, location di solito in fondo a destra, per individuare il gabinetto, il bagno, la latrina, il cesso, la toilette, il sostantivo scelto è figlio dell’urgenza e del lessico famigliare. Il gentleman dei giorni nostri spesso è una parodia, un manichino che si addobba eppoi si mette le dita nel naso, rutta, scatarra ma di nascosto, sbaglia i verbi e i tempi delle risposte, non concede tregua, in assenza di portacenere getta i mozziconi per terra, non chiede mai scusa, non si alza in piedi quando qualcuno entra nella sua stanza, che sia femmina o maschio (non la stanza, ovviamente) fa lo stesso, fa squillare il telefono cellulare con suonerie improbabili, a un tot di «deimbecibel», consulta, compulsa lo stesso apparecchio ogni venti secondi, se ne infischia dell’ecologia, non rispetta la raccolta differenziata, arriva in ritardo agli appuntamenti, non dice grazie, figuratevi prego, fa il padre padrone, alza la voce in casa e allo stadio, insomma l’esatto contrario di come secondo il Times dovrebbe invece comportarsi, abitualmente dalla mattina alla sera. Non si hanno riscontri tra i personaggi pubblici, i politici sono scaduti nello stile, nel linguaggio, nei vizi privati, il cosiddetto star system è un’orgia di maleducati, che si tratti di artisti della musica, del cinema o dello sport, il mondo pulp e quello posh forniscono quotidianamente altri modelli di riferimento, sguaiati e lussuosi mai corretti e sobri, basta controllare un qualunque cartellone pubblicitario, spot televisivo, concerto in piazza o a teatro, reality show, dibattito.

Questi sono discorsi da bacchettone direte voi. Forse, certo, chissà, ma qui si sta parlando di quello che il Times ha voluto scrivere e sostenere, cioè che le buone maniere, il portamento dignitoso e il fascino, nel senso migliore, della capacità di attrarre, di sedurre, con le parole, con il fare, con l’onestà, con il rispetto delle regole, tutto ciò, dicevo, è ormai finito in qualche diario, album di fotografie antiche, memoria noiosa, perché, in fondo, il gentleman non c’entra nulla con questo mondo, perché occuparsi dei guai del nostro pianeta è sì un dovere ma dopo un po’ devasta l’apparato, perché la modestia è bella ma spesso ti fa sembrare un pirla e allora è meglio fare lo spaccone, detto bullo, ganassa o patacca a seconda dei siti; perché la puntualità è un principio dell’educazione ma l’attesa fa parte del gioco e se non hai pazienza allora smamma; perché l’onestà è un dovere ma l’arroganza è utile; perché è bello essere padri ma poi c’è sempre la moglie a fare da madre ai pupi; perché è inutile vestirsi con accuratezza, in qualunque stile uno voglia farlo, se poi l’immagine finale suggerisce il disordine.

Detto questo uno può anche controbattere: ma gli inglesi non hanno proprio null’altro cui pensare? Sì, di certo, ma hanno una tradizione da difendere, da proteggere e usano anche l’ironia, il famoso humour per sottolineare il proprio vizietto. Ad esempio raccontano questa: un gentleman, appunto, si presenta all’ingresso di un club e il segretario gli domanda: è venuto per una partita di golf? «No, ho giocato a golf nella mia adolescenza, non mi è piaciuto, no». Allora, aggiunge il segretario, forse è venuto per il polo. «Il polo? No, ho provato, è noiosissimo, non mi è piaciuto». Forse per una partita a poker? «Il poker? Please, ho giocato a poker ma non mi è affatto piaciuto». E allora, per quale motivo è qui, sir? «Sono venuto a prendere mio figlio!». E il segretario, senza cambiare tono ed espressione del viso: «Figlio unico, suppongo». Post scriptum: Spero che il Times si occupi anche delle ladies.