Le dieci regole di «Feli-city» la città dove tutti sono contenti

In Inghilterra gli abitanti di Slough hanno sperimentato la formula dell’eterna serenità

Eleonora Barbieri

La felicità si può studiare, misurare e, anche, creare: basta seguire dieci semplici regole, messe a punto da alcuni ricercatori britannici. I quali, fedeli alla tradizione empirista anglosassone, hanno deciso di provare sul campo il loro decalogo. I risultati sono ora sotto gli occhi di tutti i sudditi di Sua Maestà, trasmessi in un documentario in quattro puntate dalla Bbc two.
Per il loro esperimento gli studiosi hanno scelto Slough, cittadina industriale del Berkshire nota, in passato, per le sue scarse attrattive. Tanto da ispirare a John Betjeman versi a dir poco scoraggianti: «Come friendly bombs, and fall on Slough!», ovvero un invito alle bombe (addirittura «amichevoli») a cadere sul paese, perché, spiega, «non è fatto per gli umani, non c'è neppure l'erba per far pascolare una mucca».
Era il 1937; da allora l'arredo urbano di Slough si è umanizzato ma la fama, negativa, è rimasta. Anche i numeri sembrano confermarlo: il «tasso di felicità» della cittadina è simile a quello del resto del Paese; ma, sul piano della soddisfazione personale, gli abitanti di Slough sono ben al di sotto della media nazionale, tanto da arrancare dietro la Cina.
Gli esperti hanno puntato su cinquanta volontari, che hanno seguito per tre mesi la loro terapia. Da programma sociale, «Making Slough happy» («Rendere Slough felice») è diventato prima un libro, firmato da Liz Hoggard e, poi, un documentario in quattro parti (la prima è andata in onda martedì scorso) sul canale nazionale. Le regole hanno funzionato: ora i cinquanta, ormai felici, si stanno impegnando a insegnare la tecnica ai concittadini. Il credo della felicità misurabile, d'altronde, conta sostenitori in tutto il mondo: studiosi e, anche, capi di Stato, come quello del Bhutan, che ha promesso di risollevare il livello di «felicità lorda nazionale».
Gli specialisti sono capitanati da uno psicologo, Richard Stevens; insieme a lui uno psicoterapeuta, due esperte di luoghi di lavoro, un imprenditore attivo nel sociale e, infine, Richard Reeves, una specie di «tuttologo», studioso di filosofia, politica ed economia.
Tante competenze sono riuscite a stilare un decalogo che, a prima vista, sembra elementare. Prima regola: coltivare una pianta e prendersene cura. E poi, ovviamente, la vita di relazione: parlare almeno un'ora a settimana con le persone a cui si vuole bene; riallacciare rapporti sopiti, incontrando amici che non si vedono da qualche tempo; salutare anche gli sconosciuti, almeno uno al giorno e, magari, tentare anche di sorridere. Una bella risata ogni giorno, come consigliano anche i medici, è assolutamente necessaria, così come tenersi in forma (almeno mezz'ora di esercizio fisico, tre volte a settimana); e, nel frattempo, dimezzare il tempo davanti alla tv, compiere una buona azione e concedersi ogni giorno qualche momento di soddisfazione e di relax. Il trucco è apprezzare ciò che si ha: operazione da compiere a fine giornata, con l'obiettivo di riconoscere almeno cinque fortune che ci accompagnano. Il tutto condito da un po' di eccentricità: la terapia prevede anche di abbracciare gli alberi, ballare al supermercato e meditare al cimitero (tecnica definita «graveyard therapy»). Il piano, assicurano, funziona: anche i più scettici si sono convertiti. Un po' reality, un po' esperimento scientifico, forse anche il progetto ha contribuito a rendere gli abitanti così contenti: soprattutto col pensiero di finire in prima serata.