Diecimila volontari islamici pronti a lottare con Hezbollah

La propaganda anti israeliana fa breccia in Egitto, Indonesia e Irak

Fausto Biloslavo

Diecimila volontari islamici pronti a partire dall’Egitto, giovani aspiranti della Guerra santa che firmano l’arruolamento in Indonesia, gruppi di studenti iraniani bloccati al confine turco: sono le «falangi» musulmane che vorrebbero andare a combattere contro gli israeliani in Libano. Probabilmente saranno pochi quelli che riusciranno a immolarsi veramente al fianco di Hezbollah, ma la mobilitazione propagandistica anti Israele sta facendo breccia nella masse musulmane, dal Nord Africa al Sud-est asiatico. Il reclutatore di «volontari» più infervorato è Muhammed Mahdi Akef, una delle guide spirituali dei Fratelli musulmani in Egitto. Da tempo continua a ripetere nelle moschee e nell’università Al Azhar del Cairo, che «bisogna prepararsi a una guerriglia contro i sionisti, i quali hanno piazzato la croce nei territori palestinesi al posto della più grande forza occidentale rappresentata dagli Stati Uniti».
Negli ultimi due giorni Akef ha annunciato con alcune interviste a giornali locali che «diecimila volontari sono pronti a partire dall’Egitto per unirsi alla resistenza delle milizie sciite di Hezbollah in Libano». Secondo il quotidiano Al Masri Al Yom i combattenti islamici dei Frateli musulmani «sono stati addestrati ed equipaggiati per combattere al fianco dei guerriglieri». La guida spirituale l’ha sparata grossa, ma ha messo le mani avanti spiegando che solo con l’avallo dei Paesi arabi potrebbero venir dispiegati i 10mila volontari.
Anche in Indonesia la frenesia antisionista si sta estendendo a macchia d’olio. Molti giovani hanno cominciato a firmare il loro arruolamento in un’ipotetica brigata islamica composta da volontari pronti a diventare kamikaze contro gli israeliani in Libano. Il «registro del Jihad», dove si firma per partire, viene fatto girare per i villaggi con forte presenza fondamentalista. Secondo la Gioventù islamica indonesiana sarebbero già tremila gli aspiranti volontari. Uno dei centri che cerca di organizzare la spedizione jihadista è la famosa scuola coranica fondata da Abu Bakr Bashir, ideologo della Jemaah Islamiah, l’organizzazione terroristica ribattezzata l’Al Qaida dell'Estremo Oriente, responsabile della strage di Bali del 2002 e altri attentati. Scarcerato di recente, Bashir conta su allievi fidati come Mohamad Ali Usman che sta organizzando le brigate islamiche per il Libano.
Infine dall’Iran, a fine luglio, sono partiti circa duecento studenti pronti a immolarsi al fianco dei cugini Hezbollah guidati da Sayyed Hassan Nasrallah. Il gruppo è stato fermato alla frontiera turca, perché i giovani indossavano divise mimetiche. Il governo di Teheran loda la buona volontà, ma in realtà non vuole che giovani inesperti, più che spalleggiare Hezbollah vadano a creare problemi. La macchina della propaganda, però, non si ferma: importanti religiosi iraniani continuano a istigare i giovani a combattere per Hezbollah e raccogliere soldi a favore della campagna militare contro Israele. La vera minaccia potrebbe arrivare dall’Irak, dove gli estremisti sciiti di Moqtada Sadr sono sfilati in centinaia di migliaia per protestare contro la guerra in Libano. A Sadr city, il quartiere povero sciita della capitale, hanno bruciato bandiere americane e con la stella di David gridando «morte all’America, morte a Israele, Allah conceda la vittoria a Nasrallah».