«Diego, Diego»... ai napoletani

(...) e il calendario ha permesso alle medio piccole di raggranellare più punti rispetto alle grandi». Sin qui, l'amministratore delegato. Temo invece che Riccardo Garrone l'esternazione di Cassano non l'abbia digerita benissimo: una sola cosa fa imbestialire il presidente della Samp ed è proprio la messa in discussione del budget di mercato da lui stabilito a inizio stagione. Cassano, quando era andato da Fazio, si era esposto in questi termini: «Io faccio uno sforzo riducendomi l'ingaggio, ma anche il presidente deve mettere mano al taschino…». Garrone lo ha fatto, eccome, per pagare l'ingaggio di Fantantonio, che nonostante l'apprezzabilissimo gesto del campione barese rimane pur sempre ben al di sopra del cosiddetto salary cup imposto dalla Sampdoria ai suoi tesserati. Compiuto questo sforzo, il presidente della Samp ha chiuso il rubinetto e, malgrado il «sacrificio» di Maggio, non sono rimasti soldi per acquistare rinforzi. Insomma, per tenere Cassano è stato fatto saltare il banco, ma poiché non basta un grande giocatore a fare una squadra, i risultati deludenti sono la logica conseguenza di una campagna acquisti assai misera.
Una volta Paolo Mantovani disse: «Il "mio" allenatore, sinché è "mio", è il migliore del mondo». Ecco, lo stesso ragionamento secondo me va applicato al presidente da parte dei tifosi. Chi contesta Garrone, è un pazzo irresponsabile. A meno che non porti in dote Bill Gates. Tuttavia, un conto è contestare, un altro criticare. Io ho interpretato quello di Cassano come uno sfogo critico e non come una contestazione a tutto tondo. E, secondo me, Antonio ha fatto bene. Penso anche che abbia tolto qualche castagna dal fuoco a Marotta e Mazzarri, dicendo lui quello che tutti pensano. Ha potuto permetterselo perché dall'inizio della stagione ha cantato e portato la croce senza battere ciglio, anche a costo di strapparsi come capitato a Palombo. Obiezione: è lautamente pagato per farlo. Giusto. Ma il calcio spesso va diversamente dal resto del mondo professionale e ha dinamiche ed equilibri estranei a una dimensione ordinaria.
Cassano ha messo il dito nella piaga di una squadra che sembra anche avere smarrito organizzazione tattica e convinzione psicologica. Si è assunto responsabilità, ma ha pure voluto far capire che non tutte le colpe della crisi sono dei giocatori e dell'allenatore. Ha gettato un sasso in un lago torbido e sin troppo stagnante. Impossibile fare finta che tutto vada bene: quattro punti raccolti in sei partite, appena quattro gol segnati, nessuna vittoria all'attivo: sono cifre da brivido, non degne di una società che ha e deve avere ben altre ambizioni. Nessuno esige che la Sampdoria lotti per lo scudetto o per un posto in Champions League, ma di onorare i propri impegni, quello sì. I ventimila abbonati rappresentano un patrimonio eccezionale che non può essere disperso, sottovalutato, avvilito.
Quasi per ironia della sorte, oggi a Nyon ci sarà il sorteggio per i gironi della Coppa Uefa. Un fronte di impegno che, in questo momento, viene vissuto dall'ambiente blucerchiato come un fastidioso ingombro, un imbarazzante fardello. Peccato, perché si sapeva che l'Europa sarebbe costata energie fisiche e nervose e ci sarebbe stato un conto da pagare. Lo ha persino sottolineato Galliani a proposito del Milan. Bisognava attrezzarsi prima. Oppure rinunciare al palcoscenico continentale. Adesso è inutile piangere sul latte versato. Comunque, essendo in terza fascia, la Sampdoria riposerà il primo turno, in programma il 23 ottobre, mese in cui gli impegni saranno dunque diradati, complice anche la sosta. Dopo la quale, però, riecco un ciclo di ferro in campionato: Milan a San Siro, Bologna in casa, Roma all'Olimpico. I blucerchiati non dovranno fare calcoli e badare al sodo per tenere dritto il timone in attesa di nuove vele a gennaio.