Diego Llorca Llopis

I martiri della guerra civile spagnola sono talmente tanti che si fa fatica a rintracciarne le biografie. O meglio: quel che conta è noto ma, per necessità, come accade nelle beatificazioni di gruppo, le notizie sono scarne ed essenziali, cosicché di molti si viene a conoscere poco più della data di nascita e di morte. Tenuto conto, poi, del fatto che i preti venivano ammazzati solo perché preti e i cattolici solo perché cattolici, spesso l'agiografo si trova di fronte a esistenze assolutamente normali, la cui eccezionalità sta tutta nella tragedia finale. Don Diego Llorca Llopis, per esempio, era un viceparroco quarantenne che aveva fatto esattamente quel che tutti i viceparroci fanno: messe, catechismi, confessioni, comunione a domicilio ai malati, badare ai ragazzi nell'oratorio. Era nato nel 1896 a Oliva, nell'arcidiocesi di Valencia, e non aveva posto mente all'idea di farsi prete fino al giorno in cui aveva partecipato a un corso di esercizi spirituali secondo il metodo ignaziano, quelli dei gesuiti cioè. Qui aveva avuto l'esatta coscienza del suo futuro ed era entrato in seminario. Nel 1925 fu sacerdote. Girò diverse parrocchie come coadiutore prima di finire a Benisa. Qui lo colsero lo scoppio della guerra civile del 1936 e la caccia al prete scatenata dagli anarco-comunisti. Non sappiamo quando e come fu acciuffato dai miliziani. Si conosce solo la data della sua uccisione (5 settembre) e il luogo: Gata de Gorgos, località in provincia di Alicante. Sì, è ormai storia, ma proprio la storia garantisce che cose del genere, e anche peggiori, possono ritornare.