La dieta alla Camera ci farebbe risparmiare cento milioni all’anno

A far di conto fanno cento milioni di euro all’anno. Abbondanti. Per chi non si fosse ancora abituato sono 200 miliardi di lire che si potrebbero risparmiare ogni dodici mesi. Mille miliardi a legislatura. Come? Semplicemente riducendo i nostri deputati da 630 a 100 come chiede il premier Silvio Berlusconi. Troppo pochi? Un vulnus irreparabile? Macché. Cento onorevoli non sarebbero meno di quelli che reggono le più moderne democrazie, mica staterelli del Terzo mondo. Eppure appena qualcuno si azzarda a proporlo, ecco che scattano tutti su. Rialzano la testa che fino a quel momento (come si vede nelle foto qui a fianco) era magari appoggiata sul banco per un sonnellino ristoratore. Un sussulto di dignità li scuote, distogliendoli magari dalla lettura del giornale (per lopiù sportivo), dal solitario al computer o dalla seduta di trucco portata in aula dalla prima deputata transgender della storia repubblicana. I padri costituenti si erano scervellati a creare un «bicameralismo perfetto», ma oggi è difficile pensare a qualcosa di più farraginoso. Due Camere con identici poteri e quasi mille eletti impegnati (per carità, non più di tre giorni alla settimana) a rimpallarsi malloppi da votare e dei quali in ben pochi sanno e capiscono qualcosa. E, allora, alla fine quello che conta è il pollice del capogruppo. Puntato verso l’alto e tutti a votare sì, verso il basso per il no. Peccato che poi a fine mese lo stipendio (e che stipendio) arrivi puntuale a tutti. Non solo al capogruppo. Il rischio, ormai condiviso da molti, è che ciò che magari una volta funzionava, oggi non funzioni più. Che in tempi in cui si viaggia on line e la rapidità di decisione è tutto, questo parlamento sia dispersivo e antieconomico. In tutti i sensi, visto che ogni deputato costa di stipendio netto ogni mese 71mila euro, più 50mila di rimborso spese forfettario, 48mila di diaria, 13mila di spese viaggi e, come se non bastasse, pure 3.098 euro di spese telefoniche. In totale 170mila euro di stipendio netto all’anno, più 19mila di spese. Finita? Macché. Poi ci sono ci sono l’assistenza sanitaria integrativa, l’assegno di fine mandato, l’assegno vitalizio. Il tutto moltiplicato per 630 alla Camera. A cui vanno aggiunti 315 senatori ordinari, più i 7 senatori a vita. Tutti abituati a stipendi e privilegi ancor più corposi. E anacronistici.