Dietro agli sgambetti la rivalità Pdl-Lega verso il voto di giugno

Roma«Una fronda di 17 deputati faceva fatica a tirarla su perfino Evangelisti», sospira un ministro del Pdl di scuola dc mentre evoca il camerlengo di Andreotti passato agli annali per il celebre a Fra’ che te serve. E già, perché al di là delle accuse reciproche e di un’insofferenza strisciante verso la Lega in alcuni ambienti del Pdl, è difficile credere che il tonfo della maggioranza alla Camera abbia dietro un’unica regia. Più probabile, invece, che nel voto segreto su clandestini e Cie si siano raccolti malumori diversi, politici e no.
Di certo, però, è soprattutto il dato politico a balzare agli occhi, perché in parte della maggioranza il mal di pancia verso il Carroccio s’è andato facendo nel corso dei mesi sempre più forte. Sia perché la tornata elettorale di giugno (amministrative ed europee) si avvicina e sarà imponente, sia come risultato della nascita del Pdl che mette sulla stessa barca le perplessità di An e quelle degli azzurri «sudisti». Con Fini che pur non concedendo la minima esitazione al suo profilo istituzionale non è certo un sostenitore delle cause leghiste. Tanto che - pur senza nominarlo - ancora martedì il webmagazine di FareFuturo attaccava duramente Maroni sulla questione ronde.
Il problema, dunque, esiste. E in qualche modo se ne è fatto carico anche Berlusconi quando qualche settimana fa alla Lega ha mandato a dire che «non possono averle sempre tutte vinte». Un concetto che ieri più d’un deputato ha preso alla lettera. Ma il via libera agli emendamenti di Pd e Udc è il frutto anche di altri fattori. Ci sono i siciliani e i calabresi, per esempio, che temono che la proroga dei tempi di permanenza nei Cie finisca per portare all’apertura di altri centri nelle loro regioni, c’è chi è in cerca di un posto nel nuovo organigramma del Pdl e magari non ha ottenuto ciò che voleva e forse pure qualche perplessità nei cattolici più ortodossi. Un puzzle complesso che come risultato ha portato al capitombolo di ieri che, ammette il pdl Stracquadanio, «in altre circostanze avrebbe portato a un passo dalla crisi di governo». D’altra parte, che una maggioranza si sfasci su un proprio decreto non è proprio roba da tutti i giorni. Peraltro con scambi di accuse reciproche se alle invettive del Carroccio dal Pdl si faceva notare che anche in Lega le assenze erano molte. Con questo sottinteso: hanno affossato la norma sui Cie per far passare in secondo piano il passo indietro sulle ronde. Una lettura un tantino dietrologica. Al punto che in serata - dopo una serie di scambi sugli «scemi» che hanno boicottato il voto - La Russa scrive a Cota: «Credo che gli scemi siano nel Pdl».
Il chiarimento è affidato a un faccia a faccia tra Berlusconi e Bossi in programma oggi. Intanto, però, il prolungamento a sei mesi della permanenza dei clandestini nei Cie è in bilico. Riproporlo nel decreto al Senato è rischioso, perché con le vacanze di Pasqua di mezzo è difficile rispettare la scadenza del 26 aprile. Mentre un decreto ad hoc rischierebbe di non essere controfirmato da Napolitano. La soluzione potrebbe essere un disegno di legge, con tempi ben più lunghi e la Lega sugli scudi fin dal prossimo sbarco. Già ieri, per esempio, nella sua «incazzatura» Maroni non ha esitato a usare la parola «indulto». Un segnale all’elettorato leghista perché, spiega Della Vedova, «il dividendo del Carroccio sta nell’alzare il livello della paura» mentre il Pdl «punta su messaggi più rassicuranti». Due linee politiche, ammette il ministro di estrazione Dc, «decisamente confliggenti» e che Berlusconi «dovrà conciliare».