Dietro Berlusconi il record preferenze è per il Pd Boeri

Nella sfida interna al centrodestra il leghista Salvini davanti al vicesindaco uscente De Corato. <a href="/a.pic1?ID=523713" target="_blank"><strong>Paolo Pillitteri: &quot;La sinistra? Meglio che aspetti a esultare&quot;
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E dopo lo spoglio dei voti, arriva il momento delle ipotesi e si comincia a tratteggiare la fotografia del nuovo Consiglio comunale. Se realmente Giuliano Pisapia dovesse ottenere la poltrona di sindaco, allora alla nuova maggioranza toccherebbero 29 poltrone (delle 48 totali). Invece il centrodestra avrebbe diritto a 19 posti in aula: di questi uno spetterebbe a Letizia Moratti, undici al Pdl, circa quattro alla Lega, un paio al Fli. Poltrona più poltrona meno. Certo, una volta al governo, Pisapia dovrà fare i conti con le varie richieste dei partiti vicini, che non saranno poche. Da Sel ai grillini, la vera rivelazione di queste elezioni e sicuramente più scoppiettanti del Pd. Un posto sicuro andrà quindi al giovanissimo Matteo Calise.
Al momento, stendendo una parziale classifica, si possono già individuare i big del prossimo Consiglio comunale, un po’ a destra e un po’ a sinistra. Ovviamente il primo della classe risulta Silvio Berlusconi che ha prestato il suo nome come capolista Pdl e che, poco dopo mezzanotte, supera già le 19mila preferenze. Tuttavia il premier non arriva al pienone delle elezioni del 2006, quando totalizzò 52mila preferenze.
Al secondo posto Stefano Boeri, che il Pd avrebbe voluto come sindaco contro la Moratti, incassa 8.496 preferenze. Nel derby interno al centrodestra tra Lega e Riccardo De Corato per un’ipotetica poltrona da vicesindaco, vince nettamente Matteo Salvini (Lega) con 6.074. De Corato arriva a quota 3.942, salvo colpi di scena e ribaltamenti finali.
Continuando a scorrere l’elenco delle preferenze, le schede spogliate fino a mezzanotte registrano un piccolo successo personale di Carlo Masseroli (Pdl) che accumula 2.300 consensi e si aggiudica un posto sicuro nella prossima squadra.
Bene anche Pierfrancesco Maran, già consigliere del Pd, che intasca 2.187 preferenze. Torna in pista, alla grande, anche Carlo Monguzzi, ex capogruppo dei Verdi in Consiglio regionale e ora in corsa con il Pd: momentaneamente sono stati 2.106 i candidati che lo hanno sostenuto sulla scheda elettorale. E ancora: tra i radicali Marco Cappato, con 1.199 voti, stacca, e pure di parecchio, Emma Bonino e il resto della squadra. Poi c’è Milly Moratti, con 1.101 preferenze, che già annuncia una battaglia più alla pari con la cognata. Insomma, se le proporzioni dovessero essere rispettate, sono questi i migliori, quelli più amati dai cittadini. Sara Giudice, in corsa con Manfredi Palmeri, a mezzanotte non è ancora arrivata a mille preferenze ma i giochi sono ancora aperti.
Poi ci sono le piccole sfide interne ai gruppi. Un esempio: nella lista Milano al Centro, che è scesa in campo per sostenere la Moratti, l’ex assessore Mariolina Moioli doppia l’ex assessore e capolista Giovanni Terzi.
ma in definitiva i veri sconfitti di questa tornata elettorale sono tutti consiglieri comunali, almeno nel numero: scendono infatti da sessanta a 48. Tra i banchi di Palazzo Marino ci saranno dodici rappresentanti in meno rispetto alla legislatura appena conclusa. E, al di là di vincitori e vinti, la cosa non piace a nessuno. Né alla Moratti, che fino all’ultimo si è battuta contro la «dieta forzata» del Consiglio, né a Pisapia che più volte ha definito «un errore» la scelta di cambiare le regole. Ma tant’è. Anche la giunta verrà snellita: conterà dodici assessori anziché sedici. Quindi, per ottenere il posto in aula bisognerà aver ottenuto una percentuale maggiore rispetto alle scorse elezioni. Gli scenari e gli equilibri stanno per cambiare e la fotografia della nuova squadra di consiglieri rischia di essere ben diversa da quella della partita appena chiusa. Soprattutto se si considera il premio di maggioranza, che dà diritto al 60 per cento dei seggi. Ma tutto potrebbe essere rivisto e corretto dai nuovi apparentamenti.