Dietro il boom economico ci sono solo lavoratori schiavizzati come nei gulag

Egregio direttore, la probabile chiusura della ditta genovese Teknit di Sestri Ponente per la concorrenza orientale dimostra come la Cina fa i soldi con i condannati del Laogai: il Gulag cinese. La parola «Laogai» significa: riscatto attraverso il lavoro ed è il nome collettivo dell’infinita rete di prigioni e campi di concentramento dove i condannati sono costretti al lavoro forzato. Ma c’è una differenza rispetto al vecchio Gulag sovietivo: con il passaggio al capitalismo, i lager cinesi sono stati trasformati in azienda. Di successo, e grandi esportatrici. Le prigioni sono divenute fabbriche da export per una deliberata politica del regime, il quale in un documento ufficiale, intitolato «Sulle attuali condizioni dell’economia Laogoi» si ammette: «nel nostro Paese, l’economia Laogoi è una branca dell’economia stessa... la proprietà socialista dei mezzi di produzione sotto controllo del popolo».
Parimenti deliberato lo sforzo di rendere queste aziende schiavistiche altamente competitive e dedicate all’esportazione guadagnando non solo notevoli cifre in valuta estera, ma un’ottima reputazione per la Nazione. Del forzato cinese non si butta via niente. In vita viene usurato da ritmi infernali di lavoro in ambienti pericolosi. Quando è condannato a morire, viene ripulito degli organi interni (reni, fegato, cornee). Questa è la Cina altamente competitiva e questi sono i metodi con cui fa conocorrenza alle nostre industrie anche alla genovese Teknit di Sestri Ponente!
(As - Fn)