Dietro certi «no», i giochi di potere tra sindacati

Con la Cai, le sigle dei piloti rischiano di contare meno rispetto a Cgil, Cisl e Uil

da Roma

Le proporzioni sono di uno a quattro nelle migliori delle ipotesi, a volte peggio. In ogni caso un dato è certo: i sindacati confederali pesano poco nelle categorie più difficili del trasporto aereo. Il cuore di piloti e assistenti di volo batte soprattutto per le «associazioni professionali» e certi mal di pancia o momenti di tensione della trattativa - ultimo la contestazione di ieri al segretario della Cisl Raffaele Bonanni all’entrata del ministero - sono un po’ l’effetto di questo squilibrio. È naturale che in questa trattativa certe categorie si siano sentite sottorappresentate visti gli equilibri che si erano consolidati della vecchia compagnia. Prendiamo l’esempio dei piloti. Un caso di scuola, con l’Anpac di Fabio Berti che raccoglie circa mille iscritti, quindi la metà di tutti quelli alle dipendenze del gruppo, contro i circa 200 della Cisl, per non contare la Cgil che concentra i suoi iscritti quasi esclusivamente tra il personale di terra. Situazione simile per l’Ugl, che tra i comandanti ha 150 iscritti o la Uil di Luigi Angeletti che conta invece un buon numero di piloti (500, ma comprendendo anche quelli delle altre compagnie). Cifre di tutto rispetto, ma che sono inferiori anche rispetto a quelle della sigla autonoma minore, l’Unione piloti guidata da Massimo Notaro, (300 iscritti).
Ma c’è anche un’altra spiegazione per la distanza che si è manifestata anche ieri tra i sindacati. Da una parte il «chiudere l’accordo è nell’intento di tutti», pronunciato da Bonanni, dall’altra il muro dei piloti nella trattativa e gli slogan «fallimento-fallimento» di chi ieri protestava alla sede del ministero di via Flavia. Tra le condizioni che la cordata ha posto per la nascita della nuova compagnia aerea - quelle che secondo la Cai devono segnare la «netta discontinuità» rispetto al passato - c’è anche una forte normalizzazione della geografia sindacale. Punto del contratto che ha provocato forti malumori.
In sostanza, il progetto consiste nell’introdurre anche per il personale viaggiante della compagnia aerea le Rsu, rappresentanze unitarie dei lavoratori. Un organismo sindacale al quale i dipendenti, attraverso il voto, danno il potere di trattare con l’azienda. Strumento utilizzato in tutte le più importanti imprese, ma che in Alitalia non era ancora stato introdotto, proprio per il potere di veto delle associazioni professionali. È una regola, infatti, che nelle Rsu si dia un premio di rappresentanza alle sigle che rispondono ai confederali. Il 33 per cento dei rappresentanti in più rispetto ai sindacati professionali. Una norma che, se sarà attuata, darà a Cgil, Cisl, Uil più potere rispetto ad Anpav (500 iscritti), Avia (300 deleghe) o, soprattutto, all’Anpac. Una vera rivoluzione per la compagnia di bandiera.