Dietro il commissario in porto lo scontro Vincenzi-Burlando

«Luigi Merlo sta bene al suo posto di presidente dell’Authority genovese. Mandarlo via e sostituirlo con un commissario, a pochi mesi dalla nomina, sarebbe un fatto traumatico per il porto». Il senatore Giorgio Bornacin (An-Pdl), membro della Commissione Lavori pubblici e comunicazioni di Palazzo Madama, spara a zero contro le manovre di corridoio - il Giornale ne scrive da giorni - che puntano a modificare gli equilibri al vertice del più importante scalo del Paese.
Ma lei, senatore, in questo modo difende un esponente del Pd che il centrodestra, a suo tempo, non ha neanche votato.
«Infatti. Merlo non l’abbiamo votato, addirittura non partecipando alla votazione, per senso di responsabilità, proprio per non creare problemi al porto in una fase particolarmente delicata della vita politica, alla vigilia delle elezioni. Ma sia chiaro, se si fosse votato dopo, ci sarebbe un altro al timone di Palazzo San Giorgio».
Nonostante questo, le va bene l’attuale gestione.
«Preciso: non mi pare che la crisi della portualità si risolva con la nomina di un commissario. Forse qualcuno vuole mettere al suo posto un amico degli amici».
Via, senatore Bornacin, sia un po’ più esplicito.
«Allora diciamola tutta: ci vedo, nella faccenda, una fase dell’eterno scontro fra il presidente della Regione Claudio Burlando e il sindaco Marta Vincenzi».
Eppure Merlo era considerato vicino a Burlando.
«...anche se dimostra di avere la sua autonomia. Il fatto è che Burlando deve smetterla di tenere le mani sul porto. La Regione ha un ruolo importante, ma il porto di Genova è inserito in una realtà nazionale».
Il sindaco, invece?
«Marta Vincenzi deve prendersi una rivincita. Non dimentichiamo pure che lei aveva sostenuto a spada tratta Paolo Costa, in alternativa a Merlo».
Ma Costa, subito dopo, l’ha nominato il centrodestra alla presidenza del porto di Venezia.
«Segno di grande senso istituzionale: l’ha chiamato il ministro Altero Matteoli, senza pregiudizi di schieramento. Ma se adesso qualcuno crede di tirare per la giacca il ministro, sbaglia di grosso: Matteoli sa bene quali sono le difficoltà dei porti italiani e di quello di Genova in particolare, e sa altrettanto bene come affrontarle. Non certo a colpi di commissario, se non ne vale la pena».
Lo scalo della Lanterna è in crisi. Appena ieri sono stati diffusi i dati relativi ai container: Genova è dietro Gioia Tauro, ma per quanto riguarda le merci varie occupa il terzo posto dopo Taranto e Trieste. Notizie migliori non vengono dal traffico passeggeri.
«Appunto per questo bisogna concentrarsi sulle cose da fare, come fa il governo e come stiamo facendo in Commissione del Senato, dove, sotto la presidenza di Luigi Grillo, è stata avviata la riforma della legge 84/94 in materia portuale».
Per non finire sugli scogli
«E per assecondare lo sviluppo, non solo della città, ma del Paese intero. I porti possono diventare il volano della ripresa, basta che ognuno faccia la propria parte, senza prevaricare. Magari anche in comitato portuale».