Dietro le quinte del congresso di An

Sembra più vicino l’accordo sul nome del nuovo presidente della federazione romana di Alleanza nazionale, mentre è ormai certo lo slittamento a marzo del congresso, originariamente previsto per il 17 e 18 febbraio. Un appuntamento importante, durante il quale i circa 37mila tesserati saranno chiamati per la prima volta a eleggere direttamente - in virtù del nuovo statuto approvato a dicembre dall’assemblea nazionale del partito - il successore di Vincenzo Piso (inquilino di via Po dal 2002 alla primavera scorsa), ponendo così fine alla fase di commissariamento targata Gianni Alemanno iniziata lo scorso giugno.
Ed è proprio l’ex ministro dell’Agricoltura il grande favorito a ricoprire la carica di «federale». Praticamente scontata la sua candidatura, forte di circa il 40 per cento dei tesserati, l’attuale commissario - questa l’indiscrezione delle ultime ore - dovrebbe poter contare anche sui consensi dell’ala di Fabio Rampelli, pari a circa il 20 per cento degli iscritti. Un appoggio tutt’altro che scontato quello del neodeputato, leader di una componente molto radicata sul territorio - tanto da esprimere i due capigruppo comunale e regionale Marco Marsilio e Antonio Cicchetti - e indicato fino a qualche giorno fa tra i possibili candidati. Un passo indietro che di fatto garantirebbe ad Alemanno i numeri per l’elezione e ottenuto in cambio del via libera alla nomina di un rampelliano a coordinatore provinciale, con il congresso provinciale che precederebbe quello romano. E se inizialmente il favorito per questa carica sembrava il consigliere regionale Francesco Lollobrigida, nelle ultime ore sono in forte rialzo le quotazioni del consigliere provinciale Francesco Petrocchi. Al di là del decisivo accordo Alemanno-Rampelli tuttavia, appare ormai sempre più lontana la prospettiva di quel congresso unitario da più parti auspicato. L’altro candidato di lusso alla poltrona di via Po infatti, il senatore Andrea Augello - anch’egli vicino al 20 per cento dei consensi - non ha nessuna intenzione di rinunciare alla corsa per la Federazione e potrebbe, eventualmente, limitarsi ad appoggiare il vicepresidente del Consiglio regionale, Bruno Prestagiovanni.
Una risolutezza, quella di Augello, che deriverebbe dall’esigenza di un «federale» più legato al territorio rispetto ad Alemanno, considerato più adatto per un incarico di profilo nazionale come quello di coordinatore della nascitura federazione romana della Cdl.
Sullo sfondo, in posizione molto defilata, rimangono le possibili candidature «di bandiera» del consigliere comunale Sergio Marchi, esponente del «gruppo umano» che fa riferimento ad Adolfo Urso, e dello storaciano doc Fabio Sabbatani Schiuma. Ed è proprio l’atteggiamento di Francesco Storace a suscitare ancora attesa e curiosità: si limiterà ad appoggiare un suo uomo, ribadendo così la sua autonomia e la sua siderale distanza dalle posizioni di Fini, o convergerà sull’altro candidato di maggioranza (Augello o Prestagiovanni)?
Se si verificasse la seconda ipotesi, il congresso capitolino riproporrebbe quindi su scala locale gli equilibri che si stanno consolidando a livello nazionale: una maggioranza filo-finiana incarnata da Gianni Alemanno e un’agguerrita minoranza interna rappresentata (e in questo caso sostenuta) dalla corrente «D-Destra» dell’ex governatore. Uno strano destino, per i due storici leader della disciolta corrente «Destra sociale».