Dietrofront e distinguo Gli Expo-ripensamenti di Boeri, Bonino & C.

L’ex ministro e il candidato del Pd oggi si smarcano su tutto. Ma hanno lavorato al dossier e sanno che non può cambiare

Uno spettro si aggira per Rho-Pero... Un batterio microscopico, ma molto potente. E con effetti devastanti. Colpisce il cervello ed è contagioso. Chiunque abbia a che fare con persone che hanno lavorato per Expo stia moto attento. Il batterio è contagioso. Bacterius amnesicus il suo nome. Ne è stata violentemente colpita la senatrice radicale (in quota Pd) Emma Bonino, che ieri ha definito «saggia» la proposta dell’ex architetto Stefano Boeri di spostare l’Expo all’Ortomercato: «L’idea di Stefano Boeri di mettere l’Expo nell’area comunale dell’Ortomercato, anziché su terreni privati, mi pare saggia». La Bonino finge di non sapere e o non sa di essere stata colpita dal bacterius? Se non sa, cosa ha fatto in giro per il mondo nel 2008 quando come ministro per il Commercio estero promuoveva la candidatura di Milano? Come addetta ai lavori Emma Bonino, «che ha lavorato fin da subito, grazie alle sue relazioni solide, in aree delicate come quelle del Maghreb o del Golfo, che avrebbero potuto orientarsi verso la Turchia» come aveva detto il sindaco nei ringraziamenti il giorno della vittoria, dovrebbe sapere che il dossier non è modificabile. Un aspetto che la Bonino dimostrava di conoscere fino al 25 luglio scorso quando dichiarava «Expo è ancora salvabile, ma solo se si riforma lo spirito di squadra, senza toccare il dossier perché quello venduto in giro per il mondo e che è stato approvato dal Bie mi sembrava ben fatto».
A contagiare Emma Bonino, vicepresidente dell’Advisory board di «2015: Women and Expo», Stefano Boeri, candidato alle primarie del centrosinistra per le comunali e padre del masterplan per l’esposizione universale. Difficile pensare che il capo della consulta degli architetti che ha disegnato, serra dopo serra il sito, si sia dimenticato che il documento non sia modificabile pena il ricorso di Smirne.
Ma il bacterius amnesicus, batterio mutante capace di colpire donne e uomini, radicali ed esponenti del centrosinistra, spopolando tra gli addetti ai lavori, ha preso di mira anche Filippo Penati, vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia e presidente della Provincia all’epoca della candidatura di Milano all’Expo, nonché grande sconfitto alle provinciali del 2009 e alle regionali del 2010. Forse ha contratto il batterio mangiando la foglia? Forse ha frequentato troppo i salottieri addetti ai lavori: fatto sta che si è dimenticato di aver aderito alla proposta di accordo di programma in base al quale i soci avrebbero restituito le aree ai privati dopo 7 anni di comodato d’uso. Ora Penati si dichiara pronto a sostenere l’acquisizione della aree votando a favore in consiglio. Penati si è anche dimenticato che l’accordo è chiuso? In preda al batterio il presidente ha concluso: «Si è deciso di fare l’Expo su terreni privati. Si tratta di una pessima scelta, di una soluzione poco trasparente nei contenuti e oltretutto arrivata in grave ritardo». Ma questo Filippo Penati è lo stesso Filippo Penati che sottoscriveva gli accordi?