Dietrofront del gip su Fitto da criminale a innocente

Giuseppe Salvaggiulo

Nel giro di un mese e mezzo, lo stesso giudice può decidere il tuo arresto, mettendo nero su bianco che sei un delinquente irrecuperabile. E poi revocarlo, senza che sia cambiato nulla. Stessa persona, stessi indizi.
Accade a Bari per Raffaele Fitto. Il 20 giugno scorso Giuseppe De Benedictis, giudice per le indagini preliminari, dispone la misura cautelare degli arresti domiciliari per l’ex governatore pugliese, accusato di corruzione, finanziamento illecito ai partiti e falso. Lo stesso gip, il 2 agosto, la revoca. Se Fitto non fosse deputato, sarebbe dunque stato privato della libertà personale per 43 giorni. Chiuso in casa senza poter scambiare uno sguardo, una telefonata o una e-mail con nessuno tranne che la moglie.
Che un giudice revochi l’arresto che egli stesso ha deciso, ci può stare. Ma il caso è particolare. Il gip, un mese e mezzo dopo, non ha cambiato idea sui «gravi indizi di colpevolezza» a carico di Fitto (che viceversa si proclama innocente). Quel che pensava il 20 giugno, il giudice pensa il 2 agosto. A nulla valgono le contestazioni della difesa.
Se abbia ragione, non spetta a noi dirlo. Il punto è un altro. Per mettere un cittadino agli arresti (in carcere o domiciliari) i «gravi indizi di colpevolezza» non bastano. Occorre anche che possa fuggire o ripetere il reato o inquinare prove.
Nell’ordinanza di arresto del 20 giugno, il gip è convinto che Fitto possa commettere ancora gli stessi reati addirittura «alla prima occasione utile e magari con migliori accorgimenti, per brama di maggior guadagno» o per garantirsi «ulteriori vantaggi sotto il profilo elettorale». Poiché è un individuo «socialmente pericoloso» e «la struttura illecita creata e perfezionata è attualmente operativa», tenerlo in libertà sarebbe rischioso: «gli indagati proseguirebbero con altissima percentuale di certezza, una volta calmatesi le acque, nel reiterare le condotte contestate».
Non basta. Per rafforzare il provvedimento, il gip aderisce a quanto sostenuto dai pm su Fitto, «figura connotata da indubbia inclinazione a coltivare rapporti trasversali e sotterranei in funzione dei propri interessi elettorali e più latamente economici, (...) titolare di una riconosciuta capacità di stabilire rapporti interpersonali a sfondo anche illecito (...) e in grado di orientare ogni scelta gestionale a fini di carattere personalistico e patrimoniale». Per non dire del «patto scellerato tra impresa, pubblica amministrazione e potere politico», in cui «spicca la figura di Fitto».
Insomma egli ha una «straordinaria capacità di delinquere, con modalità particolarmente subdole» e «la capacità di adattamento al quadro di azione criminale è troppo immediata per essere occasionale o frutto di specifica contingenza».
Si tratta, com’è evidente a chiunque, di un profilo da delinquente accanito e abituale. A fronte del quale, non stupisce che il gip il 20 giugno ne disponga l’arresto (non eseguito solo per il mancato consenso della Camera, necessario per Costituzione). Piuttosto, stupisce che il 2 agosto glielo revochi.
Che cosa è mutato, in un mese e mezzo, nella personalità e nelle frequentazioni dell’indagato? Nulla, secondo Fitto («Non ho cambiato di una virgola il mio modo di fare politica e di rapportarmi con la gente»). Nulla, secondo la Procura, che nel parere di agosto al gip conferma il giudizio di giugno e non trova motivo «per una valutazione diversa» (tra l’altro ieri Fitto ha chiesto un milione di euro di danni al procuratore aggiunto Marco Dinapoli per un’intervista - poi smentita - ritenuta diffamatoria).
E allora perché il gip revoca gli arresti a questo individuo dotato di «straordinaria capacità di delinquere», in assenza di qualsivoglia segno di redenzione? Lo spiega con poche parole: semplicemente perché gli altri indagati sono stati nel frattempo scarcerati. Il che, visto quanto sostenuto nell’ordinanza di giugno sulla «struttura illecita attualmente operativa», dovrebbe al contrario moltiplicare i pericoli per la società. E indurre il giudice, in assenza di nuovi elementi di fatto, a confermare la misura cautelare almeno per Fitto. Invece no.
In questo cortocircuito logico-giuridico degno di un racconto di Sciascia, o è ingiustificata l’odierna revoca degli arresti o era abnorme, a giugno, il profilo criminale delineato per supportare la misura criminale. Delle due l’una. Nel frattempo, un cittadino sarebbe finito agli arresti. Fitto si è salvato grazie alle prerogative parlamentari. E dato che se avesse vinto le elezioni regionali dello scorso anno non sarebbe ora deputato, se in questi 43 giorni è stato un libero cittadino deve «ringraziare» Nichi Vendola.
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it