Difendendo l'Italia, Sarkozy difende l'interesse delle banche francesi

I principali istituti di credito transapini detengono oltre 400 miliardi di euro in bond pubblici e privati del nostro Paese. Fra i due sistemi economici e finanziari esiste un vero e proprio «cordone ombelicale». Ecco per quale motivo Parigi dve sostenerci.

Il peggiore incubo delle grandi banche francesi ha un nome: il debito pubblico italiano. Bnp Paribas e Cradit Agricole, i due giganti del credito transalpino hanno nella loro «pancia» un ammontare enorme di bond pubblici e privati italiani: alla fine di giugno, secondo i dati della Banca dei Regolamenti Internazionali, ammontavano a 416,4 miliardi di euro, 106,8 milioni di debito pubblico e 309,6 miliardi di debito privato. «Finora - spiega all'agenzia Bloomberg un analista bancario parigino - l'Italia rappresentava un investimento da sogno per le banche francesi. Nessuno, infatti, avrebbe potuto immaginare una crisi del debito sovrano che toccasse un Paese del G7. Ora, invece lo scenario si sta trasformando da sogno in incubo».
La preoccupazione per l'esposizione delle banche francesi sui titoli di Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda e Italia, ha avuto serie conseguenze sulle quotazioni borsistiche dei maggiori istituti di credito. Bnp Paribas detiene più debito pubblico italiano che debito pubblico transalpino. Dall'inizio di luglio le azioni di Bnp Paribas sono scese del 41 per cento. Il Credit Agricole ha fatto peggio, perdendo il 50 per cento. Tra i sistemi finanziari dei due Paesi, Francia e Italia, esiste una sorta di «cordone ombelicale»: se le cose in Italia vanno male, aumentano i problemi per le banche francesi. Non solo. Secondo alcuni analisti, questa situazione potrebbe avere ripercussioni negative sul rating sovrano della Francia. Un'ipotesi meno cervellotica di quanto si pensi. E nelle sale trading delle banche francesi considerano «irrealistico» il caso di un default della repubblica italiana. «L'Italia è too big to fail, troppo grande per fallire; le conseguenze di un eventuale crac sarebbero incalcolabili».
É questo uno dei motivi che fanno escludere al cento per cento l'abbandono del nostro Paese da parte del direttorio franco-tedesco. Il Tesoro italiano deve rifinanziare circa 308 miliardi di debito nel 2012, mentre i mercati domandano tassi d'interesse superiori del 5 per cento a quelli che si pagano sui bund tedeschi. É evidente che, se la situazione attuale non si risolverà entro qualche settimana, l'Italia avrà difficoltà a rifinanziarsi sul mercato. Nel fratempo le big del credito transalpino stanno riducendo l'esposizione verso l'Italia. Bnp Paribas ha venduto, fra luglio e ottobre, titoli per un valore di 12,2 miliardi di euro, nonostante le perdite legate a tali operazioni.
Ma c'è un altro motivo d'allarme in Francia per la situazione dell'economia e delle banche italiane. I maggiori istituti transalpini possiedono banche italiane (Bnp la Bnl, Credit Agricole la Cariparma, solo per fare due esempi) per un totale di oltre 30 mila dipendenti. E la frenata della crescita potrebbe avere brutte ripercussioni sui conti delle banche franco-italiane. Il miglior favore che Nicolas Sarkozy può fare oggi al suo sistema bancario è di sostenere l'Italia in questo delicatissimo frangente.