«Difenderò la mia privacy: conosco alcune mosse...»

Giulia Quintavalle è una ragazza timida e schiva, per tutta la videochat rimane con la medaglia in mano, ad uso e consumo della telecamera: forse all’inizio gliel’hanno chiesto, ma lei poi si è bloccata così. Emozionata.
La prima domanda è d’obbligo: come ha dormito la scorsa notte?
«Ho lasciato la medaglia sul comodino ma non mi sono riposata troppo: ero ancora emozionata».
Quando ha capito che poteva vincere?
«Dal primo turno, subito dopo aver battuto la campionessa olimpica in carica. Mi ripetevo: oggi è la mia giornata, oggi vinco, oggi non mollerò mai».
La piccola pausa che si è presa in finale per il braccio dolorante era una tattica o stava veramente male?
«Sentivo dolore: la mia rivale aveva fatto una mossa irregolare e doveva essere squalificata. Poi ho stretto i denti ed è andata bene».
Perché proprio il judo?
«Da piccola ho anche provato basket e nuoto, ma quando mio fratello, anche lui judoka, mi ha mostrato il judo è nata una passione. Poi in casa eravamo scatenati, questo sport era il nostro ideale...».
Quindi già da bambina sognava questi momenti.
«In realtà a quei tempi pensavo solo a divertirmi, solo a 16 anni ho capito che il mio futuro poteva essere nel judo».
Quanto ha sudato per questa medaglia?
«Tanto, mesi e mesi di sacrifici. Ci alleniamo 4 ore al giorno: due al mattino sul judo, due al pomeriggio per la parte fisica. Ma questo oro ripaga di tutto».
Qualche dedica in particolare?
«Al mio primo allenatore Cantini, a quello attuale Mariani ma anche a tutti i partner venuti sin qui: è anche grazie agli allenamenti con loro che ho vinto».
Non le fa effetto chi si dopa?
«Nel judo non ho mai avuto a che fare con il doping. Ad ogni modo, non vorrei mai averci a che fare».
Oltre al judo, ha altre passioni?
«Amo stare con gli amici e in famiglia: ma soprattutto adoro fare shopping e cucinare dolci».
Ora non ha paura di vedere il suo nome, oltre che sulle pagine sportive, anche nelle cronache rosa?
«Effettivamente sì, sono molto riservata. Sono single ma dico solo questo. E la mia privacy la difenderò molto bene: conosco alcune mosse...»