«Per difendere diritti presunti si ignorano quelli fondamentali»

Roma «Quello del Santo padre appare anche come un tentativo molto coraggioso di far capire quanto sta accadendo a livello sociale, politico e legislativo. Si vuole imporre dall’alto la cancellazione della differenza sessuale come dato biologico e invece riconoscere il genere come categoria culturale, relativa. Il corpo in qualche modo diventa “neutro” e soltanto più tardi si approda ad una scelta».
Onorevole Elisabetta Gardini, si riferisce in particolare a proposte del Parlamento europeo e alle aperture fatte in molti paesi Ue al matrimonio e all’adozione anche per gli omosessuali?
«Come si affrontano certi argomenti si viene immediatamente accusati di omofobia. Ma questo accade perché si tentano di inserire tra i diritti fondamentali principi che invece non dovrebbero rientrarci. È ovvio che tra i diritti c’è quello a non essere discriminati se si è omosessuali ma ad esempio, secondo me, non quello di sostituire ai due sessi, maschile e femminile, il concetto di genere che oltretutto è volutamente definito in modo ambiguo. Per difendere diritti presunti si mettono da parte quelli davvero fondamentali».
Ovvero?
«Nessuno sembra preoccuparsi dei diritti del bambino ad avere una famiglia. Nessuno si preoccupa del fatto che il 10 per cento della popolazione mondiale è disabile mentre ci si affanna per affermare il diritto all’adozione delle coppie omosessuali che non mi sembra possa essere sancito come diritto fondamentale. C’è un grave perdita di verità: tutto appare relativo, anche la nostra stessa identità».
Al di là dell’aspetto spirituale ritiene che la ricaduta non sarà soltanto etica ma anche politica, sociale e culturale?
«Arriveremo a una società dove i diritti personali e individuali vengono usati come armi degli uni contro gli altri? Si afferma sempre di più l’idea che occorra educare i bambini a una pluralità di modelli familiari. Vorrei sapere da psicologi, antropologi e sociologi se tutto questo non avrà gravi conseguenze. Si rifiuta l’imposizione del modello tradizionale per imporne però un altro. Soprattutto si tende a santificare la scienza. Già cinquanta anni fa una grande intellettuale ebrea, Hannah Arendt, aveva lanciato l’allarme sugli scienziati che sono e restano uomini. È necessario ritrovare i nostri fondamentali valori di riferimento».