Come difendere i risparmi puntando sul lusso

Investire nel 2009. arte e beni rifugio. Come muoversi per approfittare di un settore che vale 30 miliardi di dollari l'anno: occorre diversificare il portafoglio evitando gli eccessi dell'avanguardia. Più solida l'&quot;alta epoca&quot;. L'anno comincia nell'incertezza <strong><a href="/a.pic1?ID=318006">ma la crisi aumenta le &quot;occasioni&quot;</a></strong>

Il mercato dell’arte ha raggiunto una dimensione globale di 30 miliardi di dollari l’anno. C’è chi vi investe esclusivamente per la soddisfazione estetica che danno le opere e chi vi specula, ma questo settore può essere anche una buona scelta per diversificare un portafoglio in tempi di turbolenza finanziaria. L’importante è fare le scelte giuste.
Limitare i rischi.

Che le opere d’arte possano avere un ruolo importante nella diversificazione di un portafoglio (nel senso che gli può essere destinata una piccola quota del proprio patrimonio) l’hanno capito anche gli investitori di professione: oggi non c’è servizio di private banking (le gestioni dei grandi patrimoni) che non offra consulenza per il mercato dell’arte. Grandi banche come la svizzera Ubs, Deutsche bank, Unicredit, Bnp Paribas contano diversi esperti in art advisory in grado di valutare, acquistare e gestire una collezione. Inoltre sono oggi disponibili per i risparmiatori interessati al settore anche fondi d’investimento specializzati (vedere scheda in basso a destra).

Come va il mercato.
Come mostra l’indice in alto, messo a punto da due professori di finanza della Stern University di New York, Janping Mei e Michael Moses, la performance del mercato dell’arte sul lungo periodo è simile a quella delle azioni, ma un po’ meno soggetta ad alti e bassi.
Negli ultimi cinque anni il mercato è però salito molto rapidamente, spinto tra l’altro dal massiccio ingresso di compratori russi e cinesi. Una bolla che ha cominciato a sgonfiarsi nel 2008. Penalizzata è soprattutto l’arte contemporanea, che aveva raggiunto prezzi da primato. Le vendite autunnali a Londra e New York hanno totalizzato somme molto inferiori alle aspettative, tra la metà e i due terzi rispetto alle stime iniziali.

Quest’anno i record di aggiudicazione sono andati a un dipinto del pittore irlandese Francis Bacon, Triptych (nella foto in basso, battuto da Sotheby’s per 86 milioni di euro) e a Le bassin aux nymphéas di Claude Monet venduto da Christie’s per oltre 80 milioni di dollari. Cifre da capogiro, certo, ma le due case, tradizionali pilastri dell’esclusivo mondo della vendita all’asta, hanno riscontrato nel complesso un calo dei prezzi del 30% circa.

Più stabile e adatta all’investimento, invece, è la cosiddetta «alta epoca» (fino al ’700) e i grandi maestri dell’Ottocento. Va però tenuto presente che ad apprezzarsi costantemente nel tempo sono le opere di grande qualità, circostanza che rende il mercato adatto soprattutto a patrimoni consistenti.

Ci vuole cautela.
Quello dell’arte è comunque un mercato meno trasparente e meno liquido di quello finanziario (anche se i recenti mega crac hanno dimostrato che in termini di trasparenza e regole c’è ancora molto da fare anche in Borsa), il consiglio è quindi quello di avventurarcisi con esperti del settore.