Per difendersi dal diabete l’arma dei controlli metabolici

Con il test dell’emoglobina glicata si tiene sotto controllo la glicemia. Ma solo 3 pazienti su 10 lo conosce

Luigi Cucchi

I pazienti diabetici hanno bisogno di più informazioni per poter effettuare un buon controllo del proprio metabolismo. È quanto è emerso da una ricerca internazionale (Shared) presentata a Catania e condotta su 12mila persone in otto Paesi europei. «Oggi il paziente che soffre di diabete è ben disposto a prendere parte alle decisioni che riguardano il trattamento - afferma il professor Riccardo Vigneri, presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia (Sid) – precisando però che in Italia vi è ancora una scarsa consapevolezza dell’importanza del buon controllo metabolico, uno dei più importanti indicatori di complicanze soprattutto cardiovascolari a lungo termine».
Per discutere di questi temi (dal controllo glicemico alla terapia insulinica) e fare il punto sulle novità terapeutiche, i massimi esperti scientifici hanno partecipato a Catania ad un convegno. In Italia le persone colpite da diabete sono 3 milioni con una previsione di crescita che arriverebbe a 5 milioni nel 2025. La malattia è sempre più diffusa: si calcola che oggi, al mondo, vi siano 180 milioni di diabetici, raddoppieranno entro venti anni, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità. Il diabete è la quarta causa di morte nei Paesi sviluppati e provoca quattro milioni di decessi ogni anno. È una malattia cronica che provoca un aumento della concentrazione di glucosio nel sangue. Responsabile di questo fenomeno è un difetto dell’organismo nella produzione di insulina, un ormone secreto dal pancreas, indispensabile per il metabolismo degli zuccheri. Nella persona sana l’insulina agisce per convertire il glucosio (prodotto nel fegato e creato dalla digestione di zuccheri e carboidrati) in energia.
La cura del diabete di tipo 1 (diabete mellito), quello che colpisce soprattutto i bambini e gli adolescenti, è rappresentato da dieta controllata, esercizio fisico ed iniezioni di insulina. Mentre il diabete di tipo 2 si manifesta soprattutto in soggetti adulti che hanno superato i 40 anni e sono tendenti all'obesità, ma sta diventando frequente anche nelle fasce più giovani della popolazione a causa di errati stili di vita degli adolescenti, come non si stanca di ripetere Giulio Mariani, presidente dei diabetologi lombardi, responsabile della diabetologia dell'ospedale San Carlo di Milano. Il pancreas, nel tipo 2, produce ancora insulina, ma l’organismo non riesce ad usarla in modo efficiente per trasformare il glucosio in energia. È la forma di diabete più diffusa. Il paziente riesce spesso a controllare la malattia con la dieta ed eventualmente con l'uso di farmaci da assumere per via orale. In alcuni soggetti, e solo in una fase più avanzata, è necessario ricorrere alla somministrazione di insulina. I sintomi di questa malattia sono rappresentati da sete, dimagrimento e produzione eccessiva di urina. Spesso, però, sono molto sfumati o addirittura assenti. Gli organi più vulnerabili, sedi di potenziali complicanze croniche, sono i piccoli vasi di occhio, rene, sistema nervoso periferico e sistema cardiovascolare, il cui rischio complessivo di malattia risulta più che raddoppiato nelle persone con diabete.
A Catania è stata ribadita la necessità di una grande campagna di sensibilizzazione sul diabete. L’International Diabetes Federation (Idf), con il supporto di Sanofi Aventis, lancerà nel 2007 una grande campagna d’informazione rivolta ai pazienti reali e potenziali. I dati dell’indagine rivelano che meno del 50% dei pazienti ha sentito parlare del test dell’emoglobina glicata: in Italia solo il 29% dei pazienti intervistati ne sarebbe a conoscenza. Siamo agli ultimi posti tra i Paesi intervistati. L’emoglobina glicata è un indice che consente di valutare il controllo glicemico nel medio termine (3 mesi o poco più) ed esprime quindi l’andamento medio dei valori della glicemia nei 3–4 mesi precedenti il test. L'emoglobina è una proteina del sangue (si trova nei globuli rossi) che ha come attività primaria quella di legare le molecole d'ossigeno. L'emoglobina diventa più glicata se rimane a lungo a contatto con elevate concentrazioni di glucosio, come avviene appunto nel sangue dei pazienti diabetici non ben compensati. Un soggetto non affetto da diabete avrà un livello di emoglobina glicata compreso tra il 4% ed il 6%. Ogni persona con diabete dovrebbe sottoporsi a questo test almeno due volte all’anno per verificare se la sua glicemia è sotto controllo.
Secondo le linee guida dell’American Diabetes Association le persone con diabete devono avere un livello di emoglobina glicata inferiore al 7%, al 6,5% secondo l’European Association for the Study of Diabetes (Easd). «L’obbiettivo terapeutico – ha ribadito il professor Vigneri, presidente del convegno – è quello di ottenere un controllo metabolico ottimale che includa ovviamente una buona glicemia, ma anche livelli normali di pressione arteriosa e correzioni dell’eventuale dislipidemia. Spesso, ha precisato, il paziente ha timore della terapia insulinica, paura che si supera con i benefici acquisiti una volta iniziato il trattamento». Prevenzione, stile di vita corretto, controlli e soluzioni terapeutiche più mirate, aiutano a ridurre il rischio di insorgenza e di aggravamento delle complicanze che, se presenti, costano in media all’anno, in termini di assistenza, circa 5.500-6.500 euro a paziente.