La difesa attacca: coinvolgere il Toro per fermare tutto

Alessandro Ursic

In campo, ma con la testa in aula. Nel suo ritiro austriaco, questo pomeriggio il Genoa di Guidolin farà la prima sgambata amichevole. Ma la partita più importante dell’anno per i grifoni sarà già iniziata di mattina a Milano: alle 9 davanti alla Commissione Disciplinare si apre il processo per la presunta combine nella gara Genoa-Venezia 3-2 dell’11 giugno, decisiva per la promozione in A dei rossoblù. L’accusa è di illecito sportivo per il presidente Enrico Preziosi. In caso di condanna, il Genoa rischia di venir spedito in C1.
Al centro dell’inchiesta c’è la busta con 250mila euro in contanti trovata tre giorni dopo la partita nell’auto di Giuseppe Pagliara, dirigente del Venezia, all’uscita dell’azienda di Preziosi. Secondo la difesa quei soldi erano un acconto per la cessione del paraguayano Ruben Maldonado, effettuata comunque in un periodo proibito: se la società di Preziosi fosse dichiarata colpevole per questo, la promozione sarebbe salva e i rossoblù se la caverebbero con una penalizzazione di alcuni punti. Tuttavia per l’accusa, che nel suo dossier ha raccolto decine di intercettazioni telefoniche, la busta è la prova della combine. Ma proprio sulle intercettazioni rischia di incagliarsi il processo. Una decisione del Garante della Privacy sull’utilizzabilità dei nastri è attesa per la prossima settimana. Le intercettazioni risalgono a prima, durante e dopo la gara: dimostrerebbero tra l’altro che il nome di Maldonado non fu mai fatto fino al giorno dopo il sequestro della busta, per concordare a posteriori la strategia difensiva.
Oltre a Preziosi, la Procura federale ha deferito per illecito sportivo il direttore generale del Genoa Stefano Capozucca e il figlio di Preziosi, Matteo, collaboratore della società. Deferiti anche Franco Dal Cin, Michele Dal Cin e Giuseppe Pagliara, rispettivamente amministratore delegato, direttore generale e general manager del Venezia: società tra l’altro appena dichiarata fallita. Sul banco degli imputati anche Massimo Borgobello e Martin Lejsal, all’epoca tesserati dei lagunari. Il deferimento - per dichiarazioni reticenti e non veritiere - è scattato inoltre per il giocatore del Venezia Massimiliano Esposito e l’ex ds del Torino Roberto Cravero.
Sul ruolo di Cravero, che tre giorni prima del match telefonò a Capozucca parlando di «una macchina del Torino che sta andando a prendere il sole in laguna», punterà molto il collegio difensivo del Genoa: oltre a chiedere l’inutilizzabilità delle intercettazioni, l’obiettivo è di dimostrare l’esistenza di un premio a vincere promesso al Venezia dal Torino, diretto rivale del Genoa per la promozione. E così facendo di far saltare il processo, in quanto incompleto. La sentenza dovrebbe arrivare lunedì o martedì. Comunque andrà ci sarà il ricorso alla Corte d’Appello Federale. L’ultima parola spetterà alla Camera di Conciliazione del Coni. La partita del Genoa può durare settimane.