La difesa di Crespi: «Sono solo un consulente»

Il sondaggista, interrogato in carcere, nega di aver usato i soldi della sua azienda per finanziare il gruppo Rkb

Stefano Zurlo

da Milano

Ribaltano la verità della procura. E lo fanno nelle stesse ore in cui Luigi Crespi viene interrogato per quattro ore dai giudici di Milano nel carcere di San Vittore. E ripete: «Io sono solo un consulente». Gian Giacomo Colleoni e la sorella Carola sono i padroni del gruppo Rkb Communications, cui fanno capo la Ekma Ricerche e la Ci& Ci: due società in cui, secondo la Procura, c’è lo zampino di Crespi. Eccome. I fratelli Colleoni, e con loro il presidente di Ekma Ricerche Michelangelo Tagliaferri, convocano i giornalisti al Circolo della stampa e non girano intorno ai concetti: «Noi non siamo i prestanome di Luigi Crespi». Una verità perfettamente sovrapponibile a quella fornita da Crespi nel parlatorio di San Vittore, rispondendo alle domande dei Pm Laura Pedio e Roberto Pellicano e del gip Marina Zelante: «Io non controllo quelle società».
Secondo i Pm, l’ex re dei sondaggi sarebbe invece il dominus delle due aziende, le avrebbe affidate a persone di sua fiducia e le finanzierebbe con i capitali portati via dal disastro della Holding della Comunicazione, collassata nel 2004 con un buco di 35 milioni di euro. E il sospetto di distrazioni per 15 milioni di euro. Lui si difende con le unghie: ricostruisce, spiega, chiarisce, ma non arretra. E alla fine lancia una sorta di ultimatum alla magistratura: «Finchè non mi rimetterete fuori, non parlerò più. Io voglio tutelare il mio onore». Crespi non ci sta ad uscire come uno sconfitto dalla cella. Stefano Toniolo, il suo avvocato è moderatamente ottimista: «Spero sia emerso che i fatti sono totalmente inconsistenti. C’è sempre stata la massima disponibilità a fornire chiarimenti e altri ne daremo». Qualcuno, in verità, è già stato dato: Crespi ha sempre chiamato in causa per il fallimento Hdc Gianpiero Fiorani, pure indagato, e la sua Banca Popolare di Lodi, oggi Popolare Italiana. A sostegno della sua tesi, il sondaggista avrebbe prodotto un nuovo documento. E altre carte proverebbero che i rapporti fra Hdc e Mediaset non erano fittizi, come ipotizza la Procura. «Crespi - riassume il legale - ha fatto anche il nome di Silvio Berlusconi, ma assolutamente non in termini di reità». Insomma, uscendo dal linguaggio un po’ iniziatico di Toniolo, par di capire che Crespi non ha scaricato su Berlusconi e Mediaset eventuali responsabilità.
A qualche chilometro di distanza, intanto, i Colleoni difendono la stessa trincea: «Siamo molto attivi. La nostra idea è quella di coniugare la old economy, da cui veniamo con tutta la nostra famiglia, con un nuovo modello di comunicazione».
Per la cronaca i Colleoni sono proprietari di un’azienda metalmeccanica che da oltre cinquant’anni produce cuscinetti a sfera. «Da circa un anno e mezzo abbiamo deciso di appoggiare un percorso nel campo della comunicazione». «Non c’è - conclude Tagliaferri - nessuna possibilità di reiterare il reato». Già oggi Toniolo chiederà la revoca dell’arresto.