La difesa di D’Alema «Senza partiti i militari al potere»

«Governo in picchiata? È Prodi il pilota, io sono lo steward»

da Milano

Il comandante Prodi perde colpi? Massimo D'Alema non lo nega: «È colpa nostra, al governo c'è estrema confusione, eccessiva litigiosità. Comunque lui è il pilota, io sono lo steward». Avanza Beppe Grillo? Il vicepremier lancia l'allarme democratico: «Senza i partiti, si rischia un governo di militari e tecnocrati». Fausto Bertinotti appoggia la manifestazione sul welfare? Lui non si scompone: «Ognuno ha il suo stile... Fausto è rimasto innamorato del suo mestiere di sindacalista. Qualcuno dovrebbe spiegargli che ha cambiato lavoro!». Allude anche a Walter Veltroni, inciampato nella casa a prezzo stracciato di Svendopoli: «Io sono stato l'unico ad andarmene quando è scoppiato lo scandalo di Affittopoli». In compenso, alla Festa dell'Unità di Milano, il ministro degli Esteri difende Clemente Mastella dall'accusa di uso privato di aereo di Stato: «È difficile distinguere l'uso pubblico da quello privato. E non si può pensare a ministri che fanno la coda al check in...».
D'Alema, davanti alla platea di compagni che battono le mani, non sottovaluta i malumori verso la politica e soprattutto contro il centrosinistra: «I sondaggi sono un forte campanello d'allarme, Berlusconi non va sottovalutato perché rappresenta una grande parte del Paese». La colpa, secondo lui, è degli alleati che scalpitano e dei ministri che scendono in piazza: «L'estrema confusione e l'eccessiva litigiosità finiscono per annebbiare i risultati del governo. È una forma di autolesionismo».
Sono anche queste le motivazioni che fanno emergere Beppe Grillo e ne decretano il successo. D'Alema ironizza: «Come leader politico lo apprezzo. Almeno se fai un partito, si vede quanti voti prendi e che cosa fanno i tuoi assessori...». Difende il sistema politico: «Considero con preoccupazione il diffondersi di parole d'ordine come “distruggiamo i partiti”. Temo non diano risposte a bisogni e proteste legittimi e più che fondati. La grande ondata più che giustificata degli anni Novanta si concluse con la vittoria di Berlusconi. Non vinse Mani pulite. Cancellati i partiti, è più forte chi ha soldi, giornali, televisioni». Dal pubblico protestano per l'assenza di una legge sul conflitto d'interesse, lo accusano di inciucio: «Sono cinque anni che non parlo con Berlusconi. Devo avere fatto un accordo così segreto che non me ne sono accorto neanche io...».
Il vicepremier tenta di difendere l'accordo sulle pensioni e torna all'attacco di chi critica il governo: «È pensabile che una bambina che vive 100 anni vada in pensione a 53 anni? Chi fa parte di questo governo, invece di valorizzare questo accordo sulle pensioni, mi organizza un corteo contro? Allora non ci capisco più niente. La gente comincerà a pensare che c'è incompatibilità tra la sinistra e il governo. Se continua così si va all'opposizione». Dimezzare il governo può essere una soluzione? «Deciderà Prodi».
Parole tenere, invece, per il sindaco di Milano, nonostante il dissenso su un tema caldo come il modo di commemorare partigiani e combattenti della Repubblica sociale: «Dico no al sacrario per partigiani e fascisti. È sbagliato mettere sullo stesso piano Resistenza e fascismo. Si rischia una Repubblica nata dalla confusione e dall'appiattimento dei principi. La Resistenza ha fondato la Repubblica di tutti gli italiani». Ma apprezza ancora il signor sindaco che avrebbe voluto al governo con sé: «Stimo Letizia Moratti, donna dalla forte personalità politica e con cui si può collaborare sul piano istituzionale. Sarà perché siamo simili, di carattere duro e spigoloso...».