La difesa di Ricucci: «Conti esteri? Hanno sbagliato Fiorani e i suoi»

Dall’interrogatorio dell’immobiliarista la sua verità sulla Garlsson e sui telefoni regalati al banchiere di Lodi

da Milano

Ha rivendicato la piena titolarità della Garlsson usata per acquistare azioni Antonveneta, meravigliandosi per gli errori compiuti da Fiorani sulla titolarità della società; ha smentito di aver passato telefoni cellulari all’ex amministratore delegato della Bpi, entrando però in contraddizione; ha spiegato lo stato dei rapporti finanziari con la Bpi.
Nel primo e finora unico interrogatorio reso il 19 settembre ai magistrati milanesi titolari dell’inchiesta Antonveneta per quasi otto ore, Stefano Ricucci ha affrontato diversi temi, cadendo anche in quelle contraddizioni che gli sono costate una proroga della sospensione dalle cariche societarie da parte del Gip Clementina Forleo.
Dopo le formalità di rito - dove ha dichiarato il possesso di diverse auto di lusso come una Bmw X5 o una Ferrari Maranello (tutte intestate alla Magiste Service) - Ricucci ha ricordato le sue partecipazioni azionarie a partire dal 19,71% di Rcs attraverso la Magiste e l’1,21% attraverso la Garlsson. Poi il 4,65% di Antonveneta (ora sequestrato), il 4,41% di Bpi, l’1,53% di Capitalia e lo 0,34% di Mps, oltre a elencare una parte degli immobili posseduti.
Garlsson e Antonveneta. In avvio di interrogatorio Ricucci spiega di essere «il beneficiario» economico della società, acquistata nel gennaio 2005 dalla Société Générale «per effettuare una serie operazioni mobiliari e immobiliari per circa 300 milioni di euro», tra cui l’operazione a Caorle poi non effettuata. A finanziare la Garlsson fu la Bpi (che con Ricucci aveva già affidi di 450 milioni), dopo un incontro con Fiorani il 14 febbraio 2005. «La Bpl Suisse - precisa Ricucci - ci diede 100 milioni di euro di affidamento sulla Garlsson e con tale affidamento sono stati acquistati titoli Antonveneta», poi girati a Magiste.
L’immobiliarista addebita alla banca lodigiana la responsabilità di non aver indicato la causale dell’affidamento e la riconducibilità a lui della società. «Non abbiamo mai nascosto a nessuno l’acquisto della Garlsson. Peraltro la Garlsson compare nei prospetti esplicativi del gruppo che noi abbiamo presentato in tutte le banche con cui lavoriamo».
L’immobiliarista ha anche aggiunto di non conoscere i motivi «per cui nelle carte di Bipielle sia stata occultata la riferibilità a Magiste o al sottoscritto delle proprietà o delle operazioni effettuate dalla Garlsson. Quando l’ho appreso, mi sono meravigliato». Ricucci conclude ritenendo, a suo giudizio, «che Fiorani e i suoi uomini si siano sbagliati(...). Deve essere stato un errore».
Lo sbaglio alla Consob. Ai motivi per cui alla Consob Ricucci non dichiarò l’acquisto di azioni Antonveneta con affidamenti Bpi e la sequenza Garlsson-Magiste, l’immobiliarista risponde che «il 2 maggio i titoli Antonveneta... non erano depositati presso il dossier accessi presso Bpl. Ecco perché risposi che non avevo utilizzato affidamenti Bpl per acquistare titoli Antonveneta». Una tesi che ribadisce più avanti affermando di aver interpretato la domanda del funzionario Consob «come se lui volesse sapere solo l’attualita».
Con Fiorani nessun accordo ha poi spiegato Ricucci precisando: «Non ho mai fatto incontri. Non ho accordi particolari con Fiorani». È la dichiarazione rilasciata direttamente al Pm che gli ha chiesto di fare la «cronaca» delle discussioni intercorse tra lui e l’ex ad di Bpi. E sempre in tema di frequentazioni tra i due, Ricucci racconta: «Sono stato due volte nella villa di Fiorani in Sardegna. Una volta nel luglio 2004 quando ha comprato questa casa vicino al campo di golf, e una volta nel 2005. È una casa rossiccia, ora ha anche la piscina. Nel 2004 era in occasione di una cena, nel 2005 lui non c’era». Ricucci precisa comunque l’esposizione verso Bpi. «Su affidamenti per 850 milioni di euro in Italia - spiega - sono stati utilizzati 770 milioni di euro circa. Le garanzie sono costituite da diversi titoli azionari per 682 milioni di euro circa. Ho altri affidamenti per circa 24 milioni di euro presso Bpl Suisse».
Durante l’interrogatorio viene ascoltata una conversazione intercettata che risale al 21 luglio, tra Fiorani e la segretaria di Ricucci. A questo proposito l’immobiliarista fornisce chiarimenti: «Si parla dell’appuntamento che ho avuto con il ministro Maroni a mezzogiorno il 21 luglio, è un normale appuntamento come tanti che ho avuto con altre personalità della politica italiana».
Il mistero del telefonino. Nel confronto con i Pm Ricucci entra in contraddizione con l’ex amministratore delegato di Bpi. L’immobiliarista ha negato di aver mai dato telefoni esteri a Fiorani, che veniva intercettato. «Ho regalato due o tre telefoni a Fiorani, ma senza scheda». Un’affermazione che cozza con quella resa dal banchiere il 31 agosto davanti agli stessi magistrati. L’ex ad di Bpl aveva riferito di aver ricevuto da Ricucci un telefono cellulare «con un’utenza - è scritto nel verbale - intestata a una società estera». A quel punto Ricucci ribadisce di non aver dato «alcun telefono a Fiorani per poter parlare liberamente con me».