Difesa-Tesoro, è braccio di ferro sulla vendita

da Milano

A oltre un mese dall’incontro tra i ministeri di Economia e Difesa che sembrava aver aperto uno spiraglio per il decollo di Scip 3, la terza operazione di cartolarizzazione immobiliare pubblica studiata in gran parte sulle case della Difesa, sarebbe ancora in fase di stallo. Le «difficoltà» riguardano principalmente le divergenze tra i militari sull’elenco degli alloggi da dismettere.
«Date le divergenze sull’elenco degli alloggi, ad oggi ancora non è partito il decreto dirigenziale dell'Agenzia del demanio militare che dovrà poi essere valutato dalla Corte dei Conti per la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale», riferisce a Reuters una fonte politica. Il decreto e la lista degli alloggi sono necessari a far partire l’operazione di cartolarizzazione dal valore intorno a un miliardo di euro, costruita per circa il 60% sulle case dei militari, annunciata prima del 2004 e più volte rinviata.
A gennaio scorso, di fronte alla prima versione della lista di immobili, la Corte dei Conti trattenne il decreto della Difesa, che quindi lo ritirò, lamentando l’esiguità delle unità da trasferire e sollecitando le forze armate a non esercitare alcun potere discrezionale nella selezione degli alloggi da cedere. Secondo quanto riferito dalla fonte e da un ufficiale dell’Aeronautica, allo stato attuale l'elenco è salito a poco meno di 4.500 alloggi dai circa 3.800 indicati nel primo decreto ritirato dal ministero della Difesa dopo le critiche della magistratura contabile. Non da ultimo, restano dubbi sul valore effettivo degli alloggi. Fonti vicine all’operazione riferiscono che il parere di congruità dei tecnici di via XX Settembre sul nuovo elenco di immobili sarà quasi certamente negativo, dal momento che difficilmente le unità inserite nella nuova lista raggiungeranno il valore richiesto. «Si deve arrivare a 450 milioni di valore di mercato tenendo conto anche degli sconti previsti dalla legge» ricorda una fonte. Sulla intera operazione incombe inoltre la minaccia di contenziosi, avanzata dal Comitato delle famiglie dei militari per la casa, uno dei gruppi nati in difesa degli inquilini sine titulo (ufficiali non più in servizio, vedove, ecc.), che rivendica il diritto di prelazione previsto dalla legge che temono di essere esclusi dall’operazione.
Dissensi tra le singole forze armate, dubbi sul valore di mercato degli alloggi e la minaccia di contenziosi si profilano così come una triplice incognita per il varo dell’operazione.