Con la difesa del Villa Scassi prove tecniche per un ribaltone

(...) in campagna elettorale, da un anno le difficoltà in maggioranza sono notevoli.
Viene imputato al mini sindaco di non essere riuscito a creare una vera squadra facendo svolgere il ruolo di padre padrone al Partito democratico. Pd nel quale qualcuno, comunque, gradirebbe fare le scarpe al suo presidente soprattutto dopo che Roberta Braggio si è dimessa dall’incarico di assessore, ruolo che rimane ancora vacante. Poi ci sono gli emergenti dell’Italia dei Valori che continuano a sostenere Minniti ma che stanno cercando di farsi spazio chiedendo di contare di più. Infine la mancanza di chiarezza sulla linea da mantenere sulle grandi opere piuttosto che sull’ospedale. Così Rifondazione Comunista e Verdi, nell’ala sinistra della maggioranza, e l’Udeur, per la parte moderata, stanno dando segnali di insofferenza che potrebbero portare a qualcosa di più che un semplice riassetto governativo.
Si arriverà ad una resa dei conti. Lo si potrà fare dopo il 19 giugno data entro la quale le forze di opposizione presenteranno una mozione di sfiducia nei confronti del presidente. Non si potrà procedere prima di quel giorno perché da regolamento, prima di sfiduciare un presidente, devono passare 24 mesi di incarico. Ma il giorno dopo sì: ci si potrà provare. E il tentativo potrebbe andare oltre con la possibilità di formare una giunta ed una maggioranza con ruoli e colori inediti.
Basta vedere quello che accadrà questa mattina dove 14 consiglieri si smarcheranno dalle posizioni di Domenico Minniti e, dato che nei consigli municipali i consiglieri sono 24, con il presidente ne restano 11. Troppo poco per poter governare il Centro Ovest. Lo strappo che si consumerà oggi segue altri documenti che hanno visto la maggioranza sfaldarsi intorno alla posizione del suo presidente sia su temi legati alla sicurezza di Sampierdarena sia su questioni legate all’approvazione del bilancio comunale. Nel centrosinistra c’è anche irritazione per la vacanza dell’assessore donna che Minniti non avrebbe ancora individuato «avendo rimesso alla segreteria dei partiti la scelta del nominativo», così si sarebbe espresso il mini sindaco durante l’ultima conferenza dei capigruppo. A destra si sogna, perché stando così le cose la possibilità di un governo di larghe intese che escluda Pd e Idv è cosa seria, non una provocazione. A dimostrarlo l’unione di intenti di questa larga fetta di consiglieri pronti a trovare accordi programmatici per rovesciare la logica di Sampierdarena e Di Negro.