Difese «straniere» e colabrodo Ecco il male estivo delle grandi

La fuga di talenti dalla serie A ha spiazzato un po’ tutti, ma a spazzare gli ultimi romantici ci hanno pensato ceki, colombiani, georgiani e portoghesi, tutta brava gente che gioca dietro e fino a qualche stagione fa veniva a vedere le difese italiane per imparare. Su 85 nuovi stranieri, 28 sono difensori, quasi il 33 per cento, quasi un crollo della categoria e di una scuola che irritava gli altri e faceva godere milioni di italiani: dietro a difendere per un’ora e mezza, contropiede, gol, 1-0 per noi.
Lo spettacolo un’altra volta.
Delle potenziali cinque pretendenti allo scudetto, stima molto generosa, tutte schierano in maggioranza difensori stranieri, almeno tre su cinque, con l’Inter che arriva a quattro con il solo Materazzi a parlare italiano. Non è uno scandalo, ma una realtà. Con problemi anche per il povero Roberto Donadoni che, oltre ad avere grattacapi nelle convocazioni, deve anche far fronte al forfait di Alessandro Nesta. Il ct si trova davanti a una voragine: Cannavaro ha 34 anni come Marco Materazzi, gli restano Oddo e Zambrotta, con Barzagli e Zaccardo prime riserve, per altro reduci da un campionato mezzo disastroso. Poi ci sono gli emergenti, i viola Gamberini e Pasqual, forse Bonera che nel Milan non gioca mai, Andreolli e Criscito che probabilmente giocherà titolare nella Juventus se riuscirà a togliere il posto a Chiellini, uno che se arrivano 13 milioni di euro se ne va al Manchester City. Ma non è detto. Claudio Ranieri è preoccupatissimo con una difesa che non lo convince, cerca il portoghese Fernando Meira, l’argentino Gabriel Heinze e ultima scoperta, il serbo Branislav Ivanovic. L’asta attorno a Gabriel Milito del Real Saragozza a un certo punto sembrava una farsa e lui un extraterrestre. Sebbene pochi lo conoscessero a fondo è riuscito a diventare uno degli idoli del mercato estivo, senza di lui sembrava impossibile salvarsi. Andrade e Gryghera in compenso non fanno dormire Ranieri. Identica situazione attorno a Pepe, alla fine pagato 30 milioni di euro dal Real Madrid.
Ancora più curioso che il grande colpo di questo mercato sia stato un difensore che corrisponde a queste caratteritiche: quattro fratture al naso in carriera fino ad ora, praticamente senza cartilagine e con problemi di respirazione, e poi rottura del piede destro e già due interventi chirurgici a 26 anni. Soprannominato Swarovski per la sua fragilità. Eppure Roma e Inter se lo sono conteso come l’ultimo osso nel deserto, aperta un’asta con Real e Barça, intermediari romeni, incontri nella notte, dichiarazioni al veleno: Cristian Chivu.
Roberto Mancini aveva ricevuto una domanda precisa: con il romeno potrete giocare anche a tre?
A Birmingham ha rotto gli indugi, Samuel, Materazzi e Chivu. Dopo 14 minuti e un gol al passivo, triste e solitario è tornato a difendere a quattro. Il bottino delle italiane in quest’ultimo weekend è impietoso, badilate di reti subite, il Milan ne ha prese tre dalla Lokomotiv Mosca che era presente solo per festeggiare i suoi ferrovieri che da anni non vedevano una goleada dal vivo. Ma nessun difensore è in trattativa, se molla Maldini e Nesta gioca coi cerotti c’è solo da ringraziare Costacurta che si è autoregolato. E c’è poco da stare allegri perché quando Luciano Spalletti si è accorto che Chivu stava abbandonandolo ha detto subito che per rimpiazzare il romeno ce ne volevano almeno due e la Roma si è buttata sul brasiliano Cicinho che nel Real non gioca e un motivo dovrà pur esserci.