Diffamato disabile, accusati i dirigenti di Google

Drummond, De Los Reyes, Fleitcher e Desikan sono imputati di diffamazione e violazione della privacy dal tribunale di Milano. Sul motore di condivisione erano finite le immagini di un ragazzo down di Torino insultato dai compagni

Milano - Primo processo storico al web in Italia. La procura di Milano ha chiuso le indagini per quattro dirigenti di Google accusati di concorso in diffamazione e violazione della privacy nei confronti di un ragazzo disabile insultato in una scuola di Torino, ripreso in un filmato finito su internet con il servizio Google Video. Sul banco degli imputati finiranno David Carl Drummond, presidente del cda di Google Italy e poi amministratore delegato, George De Los Reyes, nel cda di Google Italy e poi ad; Peter Fleitcher, responsabile delle strategie per la privacy per l’europa di Google, Arvind Desikan, responsabile del progetto Google Video per l’Europa.

Le motivazioni Nell’avviso di conclusione delle indagini, già notificato, si legge che "offendevano la reputazione dell’Associazione Vividown" nonché del ragazzo protagonista - e vittima - del video, "consentendo che venisse immesso per la successiva diffusione a mezzo internet, attraverso le pagine di Google Video Italia e senza alcun controllo preventivo sul suo contenuto, un filmato in cui perone minorenni, in concorso tra loro" pronunciando una frase offensiva verso il ragazzo e "ponendo in essere altri numerosi atti vessatori" nei suoi confronti, "ledevano i diritti e le libertà fondamentali nonchè la dignità degli interessati".

Le accuse Drummond, De Los Reyes e Fleitcher sono accusati di violazione della privacy in quanto "al fine di trarne profitto per il tramite del servizio Google Video (che è gratuito ma si finanzia attraverso la pubblicità) procedevano al trattamento dei dati personali" in violazione di alcuni articoli del decreto legislativo 196 del 30 giugno 2003. Risulta poi indagata, per un’accusa diversa, una quinta persona, l’indiano Nikesh Arora, che durante una controversia di Google Italy davanti al Garante della privacy "dichiarava falsamente di essere rappresentante debitamente autorizzato e legale rappresentante di Google Italy" quando invece non ne aveva titolo. In quel caso, la controversia fu vinta da Google.