La differenza fra Sancho Panza e Zapatero

I libri composti da raccolte di articoli sono spesso noiosi: il tempo di consumo di un «pezzo» di un quotidiano è di 24 ore. Dopo puzza. Anche gli interventi cólti sono solitamente scritti per un rapido consumo. Vi sono eccezioni. Tra queste Sfogliature di Siegmund Ginzberg (Joan & Levy, pagg. 380, euro 23). Ginzberg, grande inviato dell'Unità a Teheran, Pechino, New York, Parigi, scrive da qualche tempo, per lo più il sabato, impegnativi articoloni (due paginate alla volta) sul Foglio. Tratta del rapporto tra classici della letteratura e contemporaneità. Non di rado gli spunti gli vengono dal temperamento di uomo di sinistra, con tanti mal di pancia pacifisti. Ma il modo di trattare i classici, dal Don Chisciotte di Miguel Cervantes all’Uomo senza qualità di Robert Musil, da Bouvard e Pécuchet di Gustave Flaubert all’Iliade di Omero e via continuando, è magistrale: conquistano l’ironia delle citazioni, la colta e deliziosa capacità di divagare. Alla fine si hanno in mano strumenti preziosi per riflettere sul testo classico e sull’oggi, senza quella devastante ossessione per la correttezza politica che ormai si trova in qualsiasi autore orientato a sinistra: da Alessandro Baricco a Claudio Magris.
L’elogio di Tersite può arrivare fino al paragone con il marinaio Vakulinchuk della eisensteiniana Corazzata Potemkin: ma la comparazione ha il tono dello sberleffo, non la tetra seriosità del militante. La difesa di Sancho Panza è intrapresa nel nome di José Luis Rodriguez Zapatero ma la divagazione è così buffa che il «correttissimo» premier spagnolo non viene affatto santificato. È un gioco sulla cultura con i mezzi della cultura lasciando in secondo piano la politica politicante. Oggi solo Alberto Arbasino riesce ancora a sperimentarsi e ad allietare il lettore in questo modo. Un tempo anche Umberto Eco si divertiva e divertiva così. Prima di diventare uno dei tanti tromboni dell’intellettualità militante italiana. Grazie a Dio, questo destino è stato risparmiato a Ginzberg. Leggetelo presto. Lo conosco e so che il suo fine umorismo (nonché il ruolo defilato) lo salveranno dal triste destino della trombonaggine. Ma non si sa mai.
Vi consiglio anche di leggere in Sfogliature uno dei pochi capitoli non letterari, quello sulla formazione della Cina moderna: l’autore spiega il rapporto tra politica cinese e peso dei marescialli e dei commissari politici delle armate dell’Esercito rosso. Non ho mai letto una ricostruzione del regime maoista così argomentata e convincente.