«Difficile immaginare un finale diverso»

nostro inviato a Vigevano (Pavia)

Aspettarselo, se l’aspettava: «Ormai gli elementi emersi dalle perizie erano chiari a tutti. Era difficile immaginare un finale diverso». Anna Maria Peschiera, presidente del tribunale di Vigevano, ha passato due anni sulla prima linea di uno degli uffici più esposti d’Italia. Non ha mai cercato i riflettori e ha seguito con discrezione la vicenda che ha tormentato e diviso l’Italia, ma ha sempre fatto sentire il suo sostegno al giovane magistrato chiamato a decidere. Non era facile il compito di Stefano Vitelli che si era trovato sulle spalle un caso così delicato e incandescente. Non era scontato che Vitelli non prendesse una scorciatoia pur di giungere ad acciuffare un colpevole. Invece, alla fine Alberto Stasi, l’imputato unico, è stato assolto.
Presidente, è finita con una sconfitta della Procura?
«Credo che il processo sia stato condotto dal giudice Stefano Vitelli in maniera dignitosa. Ha approfondito tutti gli argomenti che non erano sufficientemente chiari e alla fine si è fatto un giudizio più nitido. La Procura ha fatto del suo meglio, lo sforzo investigativo è stato immane».
Non è bastato.
«C’erano dei limiti oggettivi, delle difficoltà».
Quali limiti oggettivi?
«Per esempio la data del delitto: il 13 agosto. In giro non c’era nessuno».
Non le pare un po’ poco come limite oggettivo?
«Che le devo dire? Forse il delitto perfetto esiste ancora, se uno lo sa compiere».
Forse esistono le indagini sbagliate.
«Una critica devo farla: ci siamo fidati tutti, e lo dico in generale, delle indagini scientifiche. C’è stata nella nostra cultura investigativa una sorta di delega in bianco ai camici bianchi, agli esperti alla Csi».
Invece?
«Invece una volta si svolgevano le indagini in modo più artigianale, ma forse questi limiti costringevano ad aguzzare l’ingegno, a non dare nulla per scontato, a battere altre piste sul campo. Detto questo, i delitti irrisolti ci sono sempre stati».
L’assassino di Garlasco non verrà mai scoperto?
«Speriamo che questa sentenza dia gli stimoli giusti a tutti per andare fino in fondo e chiudere positivamente il caso».
A distanza di anni dal 13 agosto 2007?
«Certo, sappiamo che il fattore tempo ha un’importanza enorme quando c’è di mezzo un omicidio, ma nessuno vuole gettare la spugna. Si continuerà con scrupolo a seguire il più piccolo indizio. Chissà, non disperiamo: la Procura andrà avanti e farà di tutto per assicurare alla giustizia il criminale che ha ucciso Chiara Poggi».