Le difficoltà di Walter

L’affinità elettiva tra Veltroni e Roby Facchinetti in fondo è tutta lì, in quella strofa di presagi micidiali sulla fase down del veltronismo: «Io da solo, cerco spiagge e lagune blu, viaggerei, migrerei davvero, ferma tutto e salto giù». La solitudine, lui (Walter) abbandonato da tutti, lo struggente ricordo di tempi migliori (quando era al Campidoglio...), le speranze sfumate (di diventare premier), il derelitto che si consola con la musica (il suo amato jazz) o con l’idea di andarsene lontano (la sua amata Africa). Eccola la sintesi musicale della stagione triste di Veltroni: i Pooh. Tra l’altro con l’età ci siamo quasi, li separano pochi anni, sono loro la colonna sonora segreta del leader Pd. L’alleanza tragica con Di Pietro dopo piazza Navona? L’hanno già cantata i quattro Pooh: «Noi tranquilli e lontani, ognuno per sé, piangeremo domani, ma che coraggio che hai, come fai?». E «Napoli per noi»? C’era già lì la catastrofe partenopea del Pd. Quando a Walter torna in mente il ritornello, pensa a Bassolino, alla Iervolino e ai voti persi per la spazzatura. Sì, dev’essere proprio così, come cantano loro, «Napoli per noi» (sottinteso noi del Pd) «gente distratta, è solo una città di scugnizzi pizza e mare o di notizie nere da telegiornale».
È stanco, sta meditando sulla spiaggia di Sabaudia, vuole cambiare stile, un nuovo Veltroni per l’autunno. E ascolta con l’I-pod ancora loro: «Sono stanco di essere buono, di vivere in stato di shock giorno per giorno, da oggi abbiamo smesso di chiedere permesso, io voglio tutto adesso». Gli alleati stiano attenti, Walter il buono non c’è più, grazie ai Pooh.
Sì, per Veltroni è l’estate dei rimpianti e delle promesse di riscatto, sulle note del quartetto. Come cantano in «Voglio andare via», anche lui intona le stesse rime: «Io cambierò, ci riuscirò a ritrovare la strada, sì, oh sì, sì che si può cambiare quello che è stato, si può ritornare indietro». A prima del 14 aprile, magari, quando sembrava dovesse conquistare l’Italia e tutti erano veltroniani. Ora anche i suoi compagni più fidati fanno i Giuda e fingono di conoscerlo appena, a D’Alema che gli fa la fronda canta: «Io non ho bisogno di te, faccio tutto come mi va».
Mentre gli amici gli ricordano quella canzone, «Che tempi bui», che fa così: «Che tempi bui, ma che futuro incerto; dai retta a noi, diventa ricco e parti; l’aria qui si è fatta brutta per la gente onesta, anche noi siamo alla frutta, meglio dire basta». Lui prova a consolarli, e gli risponde con «Non siamo in pericolo» o «Ricominciamo». Ma quando cade in depressione gli prende anche a lui la voglia di partire: «Sarò di un'altra casa, cambio telefono e città, la mia valigia pesa ma tutto non ci sta». Se guarda le sue truppe in Parlamento canta con i Pooh in «Waterloo 70»: «Siam venuti fino a qui, ma nessuno sa per chi, sembra tutto in un incubo strano». Che amarezza, si domanda «Ora che cosa farai», poi si riprende e canta «Io sono vivo», o «Mai dire mai». Riserva la hit per chi lo vuol mandare in prepensionamento: «Dammi solo un minuto, un soffio di fiato un attimo ancoraaa...».