Il digitale? Una possibilità per frenare la lottizzazione

Checché ne dicano i detrattori, il passaggio al digitale terrestre è una grande opportunità per la televisione italiana. Ma soprattutto per la Rai. Una grande occasione, chissà se l’ultima, per allentare la presa dei partiti sul servizio pubblico televisivo.
Qualche giorno fa, durante l’ultimo Cda di viale Mazzini, i vicedirettori generali Antonio Marano e Giancarlo Leone hanno presentato il piano di riorganizzazione dei canali digitali. Se verrà confermato dal Gran consiglio della Tv di Stato, la moltiplicazione delle reti che prevede la nascita di Rai5 Movie, Rai6 People e RaiSport2 che andranno ad aggiungersi alle pre-esistenti Rai4, RaiSport, RaiStoria, RaiYoyo e RaiGulp, comporta anche una moltiplicazione delle sedi con relativa distribuzione dei canali sul territorio.
Il disegno è chiaro. A Milano nascerà il polo della tv giovanile e del made in Italy, con la Rai4 di Carlo Freccero (produzioni interne, sperimentazione e internet) e Rai6 che fino al 2015 sarà il canale dell’Expo e poi diventerà il contenitore della moda e della cultura. Sempre a Milano metterà radici RaiSport2, pensato per poter seguire gli eventi senza bisogno di rimbalzare lo sport da una rete all’altra. A Torino, invece, nascerà il polo televisivo per bambini e ragazzi, con RaiYoyo e RaiGulp, mentre a Napoli avrà il suo quartier generale RaiStoria e RaiEducational, creature di successo di Giovanni Minoli. A Roma nascerà invece Rai5 Movie, con film e telefilm, e rimarrà RaiNews 24, che però sarà in gran parte ripensata. Insomma, una discreta rivoluzione. Completata la quale la televisione italiana non sarà più quella di oggi, per ampiezza, articolazione e targetizzazione dell’offerta.
Ma c’è un altro obiettivo che il digitale terrestre potrebbe mettere nel mirino. E cioè la guerra alla lottizzazione. Certo, non facciamoci troppe illusioni. Però, ci si può provare. Acclarato che la via legislativa per combattere l’occupazione di poltrone e poltroncine è ormai una favola che non si racconta più nemmeno all’asilo - in quanto le forze politiche, tutte, si proclamano, a parole, acerrime nemiche della lottizzazione, salvo poi riprodurla scientificamente - non resta che la via editoriale e, di conseguenza, territoriale per ridurne gli effetti più nefasti.
Qualche giorno fa Aldo Grasso si è chiesto perché direttore di Raitre non è stato nominato Carlo Freccero, anziché un pur bravo giornalista come Antonio Di Bella. Dite ad Aldo Grasso che in Rai c’è la lottizzazione, ha buttato lì qualche spirito insolente. Il fatto è che Freccero non è abbastanza controllabile dalle segreterie di partito e dunque se ne sta nelle retrovie. Ora, probabilmente, si trasferirà da Roma a Milano con la sua Rai4 e chissà che non sia un buon viatico per cominciare ad allentare la presa della politica sulla televisione pubblica. Moltiplicare i canali, per di più allontanandosi da Roma, può essere l’occasione da prendere al volo.
In fondo, sperare non costa nulla.