La dignità femminile non ha bisogno di sfilare

di Camilla Baresani

Francamente tutte le storie di prostitute e prostituti, di maîtresse e lenoni, di vecchi bavosi e vecchie bavose mi hanno sempre attratto. Più dei gialli, più dei thriller, più delle commedie. Corro a leggerle, o a vederle, e non sono l’unica. American gigolò e Pretty woman, i serial Diario di una squillo perbene e Hung ragazzo squillo. Sfruttando il tema del mercimonio si è fatta della gran letteratura: Fortune e sfortune della famosa Moll Flanders, Le illusioni perdute, Splendori e miserie delle cortigiane... Quando c’è di mezzo qualcuno che, per sua scelta, decide di mettere in vendita il proprio corpo, scatta la curiosità. Cosa lo spinge? I soldi facili. Ne vale la pena? Può capitare di chiedersi: non avrei fatto meglio a imbarcarmi in quel genere di carriera? La risposta, di solito, è automatica e secca: NO. E proprio l’ovvietà di quel NO fa sentire migliori, orgogliosi dello status di pagatori di tasse (quelle e quelli non le pagano) e di persone che lavorano mesi per il corrispettivo di una scopatina veloce.
Quando si pensa a quali mostri ci si troverebbe a portarsi a letto, al rischio di malattie, alla fatica e alla ridicolaggine di quello che bisogna fare per essere attraenti - tra armamentari da lap dance e costose e rischiose chirurgie estetiche - si tira un sospiro di sollievo e, nel proprio tinello, che magari sa di broccoli, in pantofole e pigiamone, ci si rimette a leggere o a guardare le avventure romanzesche o televisive condite di puttanesimo altrui. Oppure si seguono i programmi di approfondimento giornalistico, che, proprio con lo svelamento del lessico e dei pensieri di chi si vende, stanno creando picchi d’ascolto inauditi rispetto a quelli che si potrebbero ottenere con una bella litigata tra Casini e Calderoli. Mi chiedo: perché scendere in piazza per difendere una dignità femminile che a me non pare insidiata, non più di quanto non sia insidiata quella maschile (anzi, a ben vedere mi sembra che a uscirne peggio siano proprio i maschi)? Quei mestieri e quelle inclinazioni fanno parte della vita - come raccontano tanta letteratura e cinema. Il problema è invece sempre il solito: Silvio Berlusconi e il suo conflitto d’interessi, l’utilizzo sbracato di istituzioni e televisioni (anche non sue). Ma poiché quest’uomo è stato votato dalla maggioranza dei cittadini, che pare continuino a sostenerlo, quella contro cui manifestare dovrebbe forse essere la democrazia. Un’assurdità, quindi. Ma se poi vogliamo dire che il problema è differenziarsi dalle altre, dalle puttane, be’... francamente mi scappa da ridere. Ognuna di noi ha diritto (e probabilmente in qualche anfratto della sua vita lo ha fatto) di commettere delle sciocchezze, o di sprecarsi, e poi di redimersi, e se lo fa non è certo perché un gruppo di perfettine è sceso in piazza per schifarle.
Corteo per corteo, io ne preferirei uno volto a distinguermi da certe sguaiataggini leghiste, che mi procurano - queste sì - grande imbarazzo. Quando vado in qualche località del sud Italia per presentare un mio libro, capita spesso che i poveri lettori, sapendomi bresciana, mi osservino intimoriti, preoccupati che mi metta a berciare contro di loro sfoderando soli delle alpi, come fossero sfollagente. Un mio amico cinquantenne, invece, ha pensato di scendere in piazza per gridare che non tutti durante la terza età sono affetti da «vecchioporchismo» (forse cerca di esorcizzare la paura di diventare uno di quei vecchietti col Viagr-heimer che allungano le mani sulla badante). Molti italiani non si sentono rappresentati dal capo del governo, e approvo parecchie delle loro ragioni, ma non capisco cosa c’entri la difesa della mia dignità con le sue inclinazioni sessuali e con le scelte commerciali delle ragazze che frequenta.