La Digos: attacco preparato nella sede del Pergola tribe

Chiesta la convalida dell’arresto per i 38 fermati dopo gli scontri. Oggi gli interrogatori

Enrico Lagattolla

Concorso materiale e morale in devastazione e incendio, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Sono queste le accuse mosse dal pubblico ministero Piero Basilone ai 38 autonomi (di cui un albanese, un francese e un tedesco) arrestati domenica scorsa nel corso della «contromanifestazione» organizzata per impedire il corteo della «Fiamma tricolore», conclusasi con trenta minuti di «guerriglia» urbana in corso Buenos Aires, e per i quali il magistrato ha chiesto la convalida dell’arresto. Esclusa, al momento, l’ipotesi di tentato omicidio, nonostante un razzo esplodo ad altezza uomo che ha ferito un poliziotto.
Ventisei uomini e nove donne (detenuti nelle carceri di San Vittore, Opera e Bollate) responsabili, secondo l’accusa, di «aver commesso plurimi fatti di devastazione e incendio con artefizi esplodenti, bottiglie molotov, bombe carta imbottite di chiodi e razzi pirotecnici, di aver costruito barricate usando cassoni dell’immondizia e altro materiale trovato in strada, e di aver incendiato auto e dato alle fiamme l’An Point». Oggi, davanti ai giudici Mariolina Panasiti ed Enrico Manzi inizieranno gli interrogatori di garanzia. È prevista per domani, invece, la decisione del giudice minorile sulla convalida dell’arresto dei tre minorenni, due ragazze e un ragazzo. Altri tre arrestati, infine, sono stati scarcerati. Un uomo e due donne, e tra queste anche Marta Canidio, 27 anni, arrestata nel 2004 alla stazione di Genova per una rissa con alcuni neonazisti. L’avvocato Mirko Mazzali, legale dei tre, ha spiegato che sono stati rimessi in libertà perché erano stati arrestati in un bar sulla scorta della testimonianza di un passante. L’uomo li aveva indicati come partecipanti agli scontri, ma non essendo stato identificato, la sua testimonianza è stata ritenuta inutilizzabile.
Scontri previsti, quelli di sabato, e programmati. Almeno da dieci giorni. In un’informativa della Digos, infatti, si legge che «l’appuntamento e le modalità della contromanifestazione erano stati stabiliti nel corso di un’assemblea cittadina svoltasi il primo marzo presso il centro sociale Pergola tribe, alla quale avevano partecipato anche attivisti dei centri sociali O.r.s.o., Transiti, Panetteria Occupata, Villa Litta, e altri esponenti di sodalizi di estradizione più radicale».
Le Forze dell’ordine, dunque, sapevano da tempo che gli autonomi avrebbero inscenato una manifestazione violenta in occasione del corteo della Fiamma. E non solo «attraverso il monitoraggio dei siti internet di area», in particolare quello di Indymedia, che invitavano a «impedire fisicamente il concentramento dei partecipanti alla manifestazione», ma anche «in virtù dei mirati servizi di avvistamento nei luoghi di aggregazione antagonista», da cui si apprendeva che «già dalla mattinata vi era una consistente presenza di elementi soprattutto all’interno dei centri sociali Transiti, Pergola Tribe, e O.r.s.o.». In quell’occasione, infatti, gli uomini della Digos hanno visto «uscire da questi centri numerose persone nascoste da sciarpe, caschi o felpe, equipaggiate con zaini voluminosi, bastoni, aste, scudi».