Digos e Ros sicuri: nessun pericolo dietro quelle lettere

Non c’è traccia negli archivi dell’antiterrorismo del sedicente Cgs. L’unico indizio rimanda a un blogger che propugna la prostituzione obbligatoria e rivendica il Nobel per la pace

Massimo Malpica
Un «bossolo calibro 9 parzialmente caricato», legato con del nastro adesivo a un cartoncino verde. Destinatario, il nostro direttore Mario Giordano, ma «con preghiera di trasmettere» al premier Romano Prodi. Mittente, il sedicente «1° Nucleo operativo del Comitato giustizia sociale», che nelle nove righe del «minaccioso» messaggio dice di aver già inviato in passato altri 4 bossoli al Professore. La lettera, arrivata ieri in redazione a Roma, è stata girata immediatamente alla Digos che si è messa al lavoro, scettica di primo acchito, per valutarne l’attendibilità. Ma cos’è questo «Comitato giustizia sociale»? La sigla Cgs è del tutto sconosciuta nella pur ricchissima galassia dell’eversione di qualsiasi colore o ideologia. Gli analisti dell’intelligence e dell’Antiterrorismo hanno setacciato ogni sorta di materiale, dalle rivendicazioni alle lettere minatorie, dai volantini ai messaggi sui forum del web, senza trovare nulla di significante. Non un riferimento, non un accenno serio, né alla sigla né al suo acronimo. Anzi, una labile, ridicola traccia c’è.
L’unico «precedente» del Cgs è un improbabile contributo lasciato su Indymedia un anno fa. Il 23 settembre 2006 un appunto del «Comitato giustizia sociale» finisce sulla vetrina web dei no global. È un post dal titolo «Servizio civile femminile obbligatorio retribuito». Non ci sono minacce. Ma i toni della «proposta» avanzata come soluzione «contro il traffico che vede coinvolte circa 10 milioni di persone nel mondo ridotte in schiavitù per scopi sessuali» sono più che deliranti. In pratica, l’idea è quella di rendere obbligatorio un servizio civile per le donne, «da svolgersi prostituendosi», ovviamente dietro retribuzione statale. Roba da far sbellicare gli esperti dell’antiterrorismo ai quali non è sfuggita, però, la presenza nel comunicato del nome dell’autore della «rivoluzionaria» idea, «che cambierà la storia dell’essere umano»: Domenico Schietti.
È bastata una rapida verifica per scoprire che Schietti è praticamente una leggenda del web. Nel suo blog l’uomo, che dichiara di vivere in clandestinità, ha annunciato di aver inventato diversi motori per produrre energia a ciclo continuo e a costo zero. Schietti si autodefinisce «Generale di Corpo d’Armata e comandante del Genio Minatori, Capo della Setta Segreta del Genio Civile», incarico assunto in seguito a una sorta di «scissione» dalle Forze armate dopo una «battaglia» alla caserma «Pio Spaccamela» di Udine.
La sua missione? «Istituire il servizio civile obbligatorio disarmato, al servizio dell’arma del Genio per intervenire in caso di calamità, costruire grandi opere low cost al servizio del genere umano, curare il territorio su scala globale, fornire consulenza scientifica gratuita ai governi», ma il Genio è attivo anche nella protezione dell’infanzia e, testuale, dei «giardinetti», ci informa Schietti, che rivendica per sé il Nobel per la Pace concesso ad Al Gore. Si dice convintamente nonviolento, e dunque questo parrebbe escludere legami tra il «suo» Cgs e quello che manda bossoli a Prodi.
Anche se, in un post sul suo blog di settembre 2007, avverte: «Tenete conto che io sono il Generale Comandante del Genio Minatori e ho i magazzini pieni di esplosivi». Schietti probabilmente non c’entra con l’acronimo Cgs che ha firmato la missiva per il premier.
E se la Digos e il Ros dei carabinieri non ritengono la lettera un concreto pericolo, perché Sircana, anziché usare cautela, ha mostrato tanta animosità nei confronti del Giornale?