Alla Digos il video di «Annozero»

Procedono per apologia di reato, ma per ora solo a titolo di semplice ipotesi preliminare di lavoro, i magistrati della procura di Torino che si occupano dei risultati del servizio della trasmissione tv Annozero sulle moschee del capoluogo piemontese. Comunque non sono state effettuate iscrizioni nel registro degli indagati. La Digos, che per conto dei pubblici ministeri sta conducendo gli accertamenti, è alla ricerca dei fogli - definiti dall’autrice del servizio Maria Grazia Mazzola «il giornale di Al Qaida» - che compaiono nel video. Per ora gli investigatori dispongono solo di quanto appare nel «fermo-immagine» della registrazione delle riprese: materiale che è già in fase di traduzione. I primi testimoni ascoltati dalla questura (dopo l’imam Mohamed Kuhaila ieri si è presentato in Questura un esponente della comunità islamica) hanno negato che nei centri di preghiera di via Cottolengo sia stata fatta della propaganda radicale o del proselitismo. Una delle spiegazioni fornite è che il termine Jihad non si riferisce solo alla lotta armata contro il mondo occidentale, ma ha soprattutto un significato spirituale: è lo sforzo che il credente deve compiere per realizzare il messaggio divino. L’analisi delle carte dovrebbe chiarire questa ambiguità. Nei prossimi giorni, comunque, alla Digos arriveranno tutte le immagini registrate durante l’inchiesta di Annozero, comprese quelle che non sono andate in onda.